La nautica s’interroga sulla competitività

Giovedì prossimo è in programma a Roma, nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, l’Assemblea generale della nautica italiana. Tema centrale: «La nautica italiana: strumenti per una nuova competitività». E tra questi «strumenti» c’è indubbiamente il cosiddetto «contratto di rete», introdotto dal «decreto incentivi» successivamente convertito in legge, la 33 del 9 aprile 2009. Nel corso dell’assemblea, ne parlerà a lungo, e nei dettagli, il vicepresidente di Confindustria, Aldo Bonomi. Si tratta di un’opportunità per tutte quelle Pmi che, «mettendosi in rete», intendano vita a collaborazioni tecnologiche e commerciali con aziende della stessa filiera produttiva, acquisendo maggiore forza contrattuale, agevolazioni amministrative, finanziarie e per ricerca e sviluppo. Obiettivo: favorire l’integrazione e la competitività delle piccole imprese per aumentare la loro massa critica e avere maggiore forza sul mercato senza doversi fondere o unirsi sotto il controllo di un unico soggetto.
Di «RetImpresa», l’agenzia di Confindustria nata nel 2009, fanno parte 54 soci fondatori (associazioni territoriali, di categoria e federazioni di settore). Tra questi, con un ruolo rilevante, anche Ucina-Confindustria Nautica.
Dice Aldo Bonomi: «Stiamo parlando di un nuovo modello di aggregazione tra privati che non rinunciano alla propria autonomia. Ci si mette insieme per conseguire un obiettivo condiviso sulla base di un progetto industriale e di mercato. Utile soprattutto alle Pmi - che sono il 98,5% del tessuto produttivo italiano - alle prese con la ricerca, l’innovazione e nuovi mercati».
Fare impresa oggi, in tempi di crisi. Bonomi, da imprenditore abituato a fare in conti con la realtà e con la concretezza, è ancora più esplicito: «Prendiamo i distretti - aggiunge - Devono continuare a esistere ma non sono più sufficienti. Le reti d’impresa (a carattere nazionale), altro non sono che lo sviluppo dei distretti (a carattere locale)».
Lo stesso discorso vale per tutta la filiera della nautica: «Non c’è dubbio - continua Aldo Bonomi - Come farebbero, ad esempio, a mettersi insieme i distretti nautici di Genova e Trieste? Tutto questo, invece, è possibile con la “rete” che può collegare Genova, Trieste, Mazzara del Vallo eccetera. Ma è uno strumento che può essere sviluppato anche per i famosi cluster che a livello europeo stanno già partendo».
Intanto «RetImpresa» comincia a dare risultati concreti con 12 aggregazioni già consolidate e 17 manager «laureati» ai corsi di formazione: «Ma la cosa più importante - aggiunge ancora Bonomi - è che lo Stato ha creduto in questo nuovo strumento. Grazie alla legge 99 del 2009, infatti, gli utili delle imprese reinvestiti nei programmi in rete sono defiscalizzati fino a 1 milione di euro. E questo non è poco. Ovviamente per un più deciso cambio di marcia serve anche un cambio di mentalità. E parlo di noi imprenditori. Dobbiamo impegnarci di più, ormai dipende solo da noi. È vero - conclude - il problema dell’accesso al credito è reale. Tuttavia qualcosa si muove. Unicredit, ad esempio, sta operando bene. Qualcuno comincia a capire che se crescono le aziende crescono anche le banche. Dove non c’è industria non c’è più niente, fallisce il Sistema Paese».
Considerata la caratteristica del nostro sistema imprenditoriale, in gran parte costituito da imprese di piccole dimensioni, l’aggregazione in rete rappresenta un passaggio fondamentale per operare con successo in uno scenario economico globalizzato. Le reti d’impresa, quindi, rappresentano quindi una leva importantissima per fare innovazione e trasferimento tecnologico. Con chiare ricadute in termini di maggiore efficienza e competitività sempre crescente sui mercati internazionali.AR