«È il Navarro d’Italia In Basso rivedo il nuovo Indurain»

Echavarri, lo scopritore di Miguel: «È come lui, nobile e terribilmente forte». Rinnovo miliardario, ma la Discovery lo voleva per il dopo Armstrong

Cristiano Gatti

nostro inviato a Pau

Non lo vincerà alla Armstrong. Né tanto meno alla Pantani. Lo vincerà alla Indurain. Senza saltare sulla bicicletta come un cow-boy da rodeo, senza lanciare bandane prima dello scatto: sarà un'altra cosa, sarà il Navarro d'Italia. Tenace, potente, elegante. Senza mai essere fromboliere. Ma è già scritto, su questo nessuno in Francia osa più discutere: un giorno Ivan Basso vincerà il Tour de France.
Dopo i Pirenei, prima dell'ultima settimana, il nostro campione d'esportazione si trova gli occhi del mondo puntati addosso. E non solo gli occhi: anche i blocchetti d'assegni. Gli americani della Discovery Channel, che presto resteranno vedovi di Armstrong, gli hanno spianato davanti l'offerta irresistibile: quattro miliardi in lire (all'anno) per essere il nuovo Armstrong. Ma proprio questa mossa ha finito per schiodare l'interminabile tentennamento della Csc, ramo computer, che aveva dubbi se restare ancora nel ciclismo: trovarsi Basso, il proprio capitano, mattatore sui Pirenei e secondo al Tour, pronto a diventare il primo dei prossimi anni, ha finito per convincere anche i più ottusi dei marketing-manager. Così, nella notte di domenica, gli avvocati si sono precipitati a Pau per chiudere i giochi: altri tre anni di sponsorizzazione (totale una cinquantina di miliardi in lire), e soprattutto altri tre anni con Ivan Basso, stipendio annuale di due miliardi e sei.
È tutto molto strano: a noi italiani, che abbiamo bisogno di fuoriclasse un po' circensi - vedi Valentino Rossi, o per restare nel ramo vedi Pantani e lo stesso Cunego -, il genere Basso sta un po' stretto. Ci mettiamo più tempo a capire, se mai lo capiamo. Guarda caso, attualmente Basso è molto più popolare in giro per il mondo, rispetto a quanto avviene a casa sua. Una pura questione di indole e di canoni estetici. Chi invece ogni giorno languidamente apprezza - un po' lacrimandoci sopra - è il più grande intenditore di Navarri che la storia contempli: Miguel Echavarri. A sua volta navarro, a sua volta di Pamplona, questo saggio signore di 58 anni è lo scopritore e poi il grande sodale del leggendario Indurain. Qualcosa ne sa: di sport, di campioni, di Tour. È lui che un paio d'anni fa bussa alla porta di Basso: gli propone di costruire assieme una nuova storia in giallo. «In questo mondo che cambia così velocemente - spiega adesso -, dove contano soltanto gli affari e i risultati di un giorno, avevo intravisto in Ivan la persona giusta per ricominciare un certo discorso. Indurain era Indurain, Ivan è Ivan. Ma il tratto è comune: la stessa serietà, la stessa lealtà, la stessa nobiltà d'animo. E anche la stessa stoffa del campione d'altri tempi: non plateale, non teatrale, ma terribilmente forte...».
Il matrimonio saltò per la spietata concorrenza della Csc, l'attuale squadra di Basso. Echavarri confessa: «Purtroppo, questa è la vita: quando potevamo incontrarci, io non avevo la possibilità di prenderlo. Un peccato. Ma non importa. Per me è un piacere vedere come Basso stia diventando quel che io pensavo: un nuovo Indurain, con lo stesso stile e la stessa impronta...».
C'è anche un po' d'amaro, in queste parole tra lo spagnolo e il francese che pronuncia nella quiete di un alberghetto fuorimano, alle porte di Pau. «Sinceramente, non mi diverto più come una volta. Gli atleti d'oggi sono l'espressione del mondo d'oggi, il mondo del tutto e subito. Magari hanno qualche qualità, ma alla prima vittoria arrivano subito soldi, procuratori, televisioni. E allora la maggior parte di loro si perde. Con gli Indurain no, non accadeva. Perché prima c'era l'uomo. Penso che con Basso potrei divertirmi come allora, perché il vostro ragazzo è fatto con lo stesso stampo. Io adesso ho Valverde, il talento che voi chiamate Cunego di Spagna: a Courchevel ha battuto Armstrong, e allora tutti a dire che l'anno prossimo vincerà il Tour. Ma ci vuole calma: il Tour non si vince così, schioccando le dita. Ci si arriva col tempo, con la fatica, con tanta maturità di testa».
Si ferma un poco, poi sorride: «Ecco, ti dico questo, amico italiano: il Tour dell'anno scorso, ma soprattutto questo, stanno rivelando una verità che mi rende molto contento. E dovrebbe rendere contenti anche tutti voi, nel vostro Paese. Lo dico sinceramente. È questa, la risposta che aspettavamo: Ivan Basso è pronto per vincere il Tour. Non sarà il nuovo Armstrong, no. Per me, sarà come rivedere un nuovo Miguel...».
Carico di questa romantica investitura, e anche di un contratto pesante, il Navarro di Varese quest'oggi si rimette in sella con destinazione Parigi. In classifica è il secondo, o il primo dopo Armstrong, come bisognerebbe dire davanti a cotanta forza umana. Ma a chi gli chiede di commentare già questo risultato, Ivan dedica una veloce risposta: «Sono secondo a Pau. Non a Parigi». Anche in questo, tutto Miguel.