Nave del Cnr speronata da mercantile «pirata»

da Trapani

La nebbia, unita all’imprudenza, potrebbe essere la causa principale dell'incidente, avvenuto al largo di Mazara del Vallo, intorno alle 5.30 dell’altra notte, tra la nave «Thetis» del Cnr e un mercantile battente bandiera panamense. Lo scafo del Cnr è affondato. Delle 14 persone a bordo tra personale scientifico e tecnico, solo uno manca all'appello, un ricercatore di 53 anni, Piotr Mikyeck, esperto in strumentazioni acustiche sperimentali dell’organismo scientifico «Viniro» di Mosca, ma di nazionalità romena. Tutti gli altri sono stati recuperati, stanno abbastanza bene anche se qualcuno ha dovuto essere ricoverato in ospedale.
L'impatto è stato tanto improvviso quanto violento. I sopravvissuti raccontano quegli attimi drammatici: «All'improvviso siamo stati coperti da un'ombra, ci siamo girati e abbiamo visto la prua gigantesca di questo mercantile che veniva verso di noi. In un attimo ha tagliato in due la nave, come un coltello nel burro, e ci siamo ritrovati in acqua». A parlare sono Giusi Buscaino e Vincenzo Di Stefano. «C'era foschia - hanno continuato - ma non ci aspettavamo certo di essere speronati. Quando è avvenuto l'impatto stavamo facendo delle prove di misurazione. Non c'è stato alcun segnale dell'arrivo della nave che ci ha investiti».
«Ero sotto coperta insieme con Piotr: stavamo controllando alcuni strumenti che dovevamo poi calare in mare. All'improvviso ho sentito un boato terribile e ho visto l'acqua entrare da tutte le parti», ricorda Valeria Maltese, la ricercatrice che era in compagnia del ricercatore russo. «Ho cominciato a bere - aggiunge - ed ho subito perso i sensi. Quando mi sono risvegliata ero in acqua, intontita ma viva. Ho visto un pezzo di legno del relitto e mi sono aggrappata. Poco dopo è arrivata una motovedetta dei carabinieri che mi ha salvata».
È distrutto e arrabbiato Salvo Mazzola, direttore del Cnr di Mazara del Vallo. «Quello che è successo - dice - è gravissimo. I responsabili devono pagare perché a 5 miglia dalla costa non si può speronare un'imbarcazione visibilissima, impegnata in attività di ricerca, e con tutti i dispositivi di segnalazione attivati. Navi come quella panamense, sono assassine».
La nave oceanografica Thetis era un laboratorio galleggiante da due milioni di euro, varata nel 1986 e in servizio da sette anni per le missioni di diversi istituti del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Sull’incidente sono state aperte due inchieste: una dalla Procura della Repubblica di Marsala, l’altra dal comando generale delle Capitanerie di porto. Proprio la Capitaneria di Mazara ha lanciato l'allarme via radio, segnalando alla portacontainer Heleni che stava navigando a velocità sostenuta in una zona dove correva il rischio di speronare almeno «35 bersagli». L'allarme però sarebbe stato ignorato.