Le navi con i veleni di Napoli sbarcano davanti all’Elba

Un milione di tonnellate di scorie tossiche trasferite a Piombino. Per arrivare devono fare slalom tra le aree protette del Tirreno. E rischiano di distruggere tutto

da Milano

Una processione di «bettoline» dalla Campania alla Toscana. Tremila piccole navi cariche di? Rifiuti. Non quelli urbani ammassati da mesi sulle strade. In questo caso si tratta di fanghi di dragaggio, scorie industriali più o meno tossiche.
Un milione e duecentomila tonnellate di materiali di scarto del vecchio insediamento siderurgico di Bagnoli, e oltre settecentomila tonnellate di sedimenti del porto di Napoli. Materiali che da qui a qualche mese saranno dragati e trasportati lungo tutto il mar Tirreno, e dopo uno slalom fra parchi e riserve marine approderanno a Piombino, per essere smaltiti in vasche da costruire in quello che è il quarto porto italiano per traffico di passeggeri, e ha bisogno di nuove banchine.
L’accordo è stato sottoscritto a Roma da cinque ministeri, fra i quali l’Ambiente del verde Alfonso Pecoraro Scanio e l’Università e la Ricerca del piombinese Fabio Mussi. Ma ci sono anche le firme delle due regioni, delle province, dei Comuni interessati, e delle autorità portuali. A Piombino, dove pure la sinistra ha percentuali record da sessant’anni, un comitato «No fanghi» ha raccolto in pochi mesi 5mila firme contro l’accordo, che prevede come compensazione economica la bonifica dell’area siderurgica ex Lucchini e la realizzazione di una strada per il porto. In tutto le opere promesse ammontano a circa 680 milioni, di cui però solo 270 già finanziati. Per il Comitato non sono sufficienti neanche a ultimare la copertura delle vasche, che resterebbero «a cielo aperto».
La gente ha paura, non si fida. Il consiglio comunale che ha ratificato l’inammissibilità del referendum-fanghi è stato sospeso per tumulti. Uno dei leader della protesta, Paolo Benesperi, è stato per sette anni sindaco e per quindici anni assessore regionale dei Ds. «In quei materiali - spiega - ci sono sostanze pericolose come gli Ipa, gli idrocarburi policiclici aromatici, elementi cancerogeni». Il dubbio è solo sulla concentrazione di questi «veleni». Sul tasso di nocività è scoppiato anche un giallo, per una bozza di decreto ministeriale che innalza di centinaia di volte la soglia di tolleranza, il discriminante fra un materiale pericoloso - da smaltire con trattamenti speciali - e uno utilizzabile, seppure in contenitori stagni, anche per opere del genere. Il ministro Pecoraro Scanio precisa che quel decreto lui non lo ha ancora firmato, e che «condivide le preoccupazioni». Per i contrari, la concentrazione dei veleni salirà a (piccole) vasche ultimate, e comunque in mare non è possibile escludere delle perdite.
A poche miglia da qui ci sono le «perle» dell’arcipelago toscano. Pecoraro Scanio all’isola d’Elba ha annunciato di voler istituire «la più grande riserva marina d’Europa», insieme al geologo Mario Tozzi (il volto Tv di Gaia), da lui nominato presidente del Parco Nazionale. Questo mare è dentro il «Santuario dei Cetacei», forse l’area faunisticamente più ricca del Mediterraneo, che in questo ampio triangolo ospita la più alta concentrazione di balene e delfini. Greenpeace parla di «una discarica nel Santuario». Legambiente lancia un appello: «Non si risolve niente spostando materiali da un parte all’altra con spreco di fondi pubblici e poche garanzie ambientali». Marevivo tempo fa ha protestato per il passaggio di una gara di off-shore: il rumore disturba le balene. Ma la processione di bettoline sarà silenziosa.