Le navi in «officina» spegneranno il motore

«Dare la luce alle navi». È questo il traguardo che Regione Liguria e Autorità Portuale di Genova intendono raggiungere entro il 2012. Due anni di lavoro e l'intera area delle riparazioni navali avrà l'energia elettrica in banchina. Parola di Claudio Burlando, che ieri mattina insieme all'assessore regionale all'Ambiente Franco Zunino e al presidente dell'Autorità Portuale Luigi Merlo, ha ufficializzato l'avvio del progetto dell'alimentazione elettrica delle navi dalla rete Enel. Un progetto pilota unico in Italia, che vede tutte le navi da crociera, i traghetti e quelle che trasportano merce spegnere i motori, e ricevere corrente elettrica da due impianti di conversione di frequenza. Obiettivo: abbattere l'inquinamento.
«Il progetto definitivo c'è. Abbiamo iniziato la procedura d'intesa, quindi nel giro di poche settimane avvieremo la gara, contiamo di concludere i lavori nel 2010 - spiega dettagliatamente Merlo -. L'importo è di oltre 14 milioni di euro: 5 milioni finanziati dalla Regione Liguria, 8 dal ministero dell'Ambiente, la differenza è dell'Autorità Portuale». «È un intervento che avrà un impatto molto positivo sull'area delle riparazioni navali - aggiunge -, quindi sul punto più delicato nel rapporto con la città. Un elemento di grande concretezza del progetto "green-port" con attuazione immediata e conseguente abbattimento dell'inquinamento cittadino, soprattutto nella zona di Carignano».
Spegnere i motori delle navi nell'area delle riparazioni navali - che conta 6000 lavoratori su una superficie di 150mila metri quadrati, 2mila metri di accosto e cinque bacini di carenaggio - significa eliminare l'inquinamento acustico dei generatori di bordo e di terra (gruppi elettrogeni); possibilità di alimentare la nave a freddo; spegnere l'impianto di ricircolo acqua di raffreddamento e diminuire o eliminare emissioni nocive nell'aria. «L'inquinamento acustico verrà azzerato, ci sarà poi un abbattimento significativo dell'anidride carbonica, mentre sugli elementi che riguardano l'impatto complessivo, si avrà una trasformazione positiva delle modalità di lavoro dal punto di vista delle procedure di sicurezza» spiega ancora Merlo. Per una nave da crociera in dieci ore di sosta le emissioni di C02 si riducono da 72,20 a 50,16 tonnellate (pari al 30 per cento), e si passa da 1,47 a 0,04 tonnellate di ossido di azoto e da 1,23 a 0,04 tonnellate di ossido di zolfo, pari a una diminuzione del 95 per cento. Tutto questo sarà possibile attraverso una rete infrastrutturale di conversione 50/60 hz che si avvale di sei cabine su due piani, che limitano l'ingombro sulla banchina, e permettono alla nave in sosta di ottenere corrente elettrica attraverso un cavo, a costi inferiori.
«Un progetto sperimentale di grande rilevanza che parte qui a Genova, ma vede coinvolta anche La Spezia; lo stesso porto di Savona va in questa direzione - avvalora Burlando -. Lo scopo è quello di soddisfare, nel giro di pochi anni, questa esigenza in tutte e tre i maggiori scali liguri, in modo tale da garantire una fornitura di energia elettrica alle navi da crociera e a quelle da carico presenti nei porti per le riparazioni. Non più motori accesi per produrre elettricità, ma soltanto risparmio ambientale in termini di inquinamento. Un inquinamento che nella zona di Carignano sarà drasticamente ridotto, o addirittura eliminato. Un progetto dunque che contempera meglio l'attività produttiva-imprenditoriale con la salute degli abitanti, e che spero possa essere esteso a tutto il resto del porto». Un ambizioso piano, che si arricchisce di uno studio avanzato sull'eolico dello scalo genovese, che deve tenere conto delle integrazioni dell'Autorità Portuale. "Partiamo comunque con le riparazioni navali - conclude Merlo - perché nel medio periodo le riparazioni rimarranno lì, con un investimento importante che consolida un settore che se ristrutturato, può diventare uno dei più forti del Mediterraneo.