Il navigatore satellitare per capire il governo

Se ne fa un gran parlare ma secondo lei Romano Prodi mangerà il panettone a Palazzo Chigi?
Muzio Beretta e-mail
Sono un po’ in ambasce per Romano Prodi, sa, caro Beretta? Lo trovo bolso (politicamente parlando, s’intende), imbranato, spesso letteralmente in bambola. Sembra proprio che ce la metta tutta per dare di sé una immagine opaca, per proporsi come uno che è lì di passaggio. Non che sia mai stato un grande comunicatore (parentesi: Curzio Maltese - e parlo di uno dei cervelli più lucidi e affilati della sinistra - sostiene invece che testa quedra lo sia, un grande comunicatore. «Naturalmente - scrive il lucido e affilato cervello - i così detti esperti di comunicazione trovano Prodi goffo e inefficace, uno che si mangia le parole, non maneggia bene gli slogan e sbaglia il look». Ma queste son solo «obiezioni da estetisti» perché «Prodi è in realtà un comunicatore anche più raffinato di Berlusconi». Tié), ma, sarò un esteta, eppure trovo Prodi ancor più barbugliante e tromboneggiante di quand’era all’opposizione. Cosa gli sarà mai successo? Molti dicono che sia lo stress e i bene informati assicurano che per superare la crisi di bolsaggine testa quedra ricorra a una tecnica yoga o arvedica, comunque esotico-etnica e quindi ad alto tasso progressista: abbandonarsi a brevi e frequenti sonnellini. In pratica si tratta di questo: tu te ne stai lì, magari nel bel mezzo di un Consiglio dei ministri o nelle prime file d’una manifestazione ufficiale e zac, ti metti a ronfare. Sei, sette minuti. Poi ti risvegli, annuisci come se non ti fossi perduta una sola parola, ti dai una stroppicciatina agli occhi e via. Bisogna aggiungere, per la completezza dell’informazione, che in effetti Prodi è stato spesso visto appennicarsi in tal fatta. Insomma, ce la sta mettendo tutta per tornare a essere il gagliardo Prodi che fu.
Per il momento, però, è quello che è. Poca cosa. Si aggrappa alla vittoria azzurra facendo circolare la leggenda del «Fattore C», dove «c» sta per deretano e in senso lato per fortuna: come a sottintendere che l’Italia è campione perché si ritrova a capo del governo uno con un «c» come il suo. Andando però sul concreto, giura solennemente che sulla sedicente liberalizzazione «non si torna indietro» e che non si farà condizionare dalle proteste e poi azzera il provvedimento sui tassisti. Insomma, a tre mesi dalla presa della Bastiglia di piazza Colonna, Prodi seguita a fare melina mentre la centuria governativa se la spassa, ciascuno andando per la sua strada la quale corre immancabilmente in direzione opposta alle altre. Roba che per raccapezzarsi ci vorrebbe il navigatore satellitare. Uno scenario non proprio favorevole e tale da far pensare che testa quedra rischia davvero grosso di mangiarselo nella calda atmosfera familiare, il panettone. D’altronde come si dice, caro Beretta? Natale con i tuoi.