«La nazionale azzurra sarebbe un onore Julio Cesar mi ha detto: il rigore? Ora lo paro»

Thiago Motta è un ragazzo timido. Dicono faccia una fatica terribile a mettersi davanti a un microfono e telecamere. Ma ieri non poteva farne a meno. Glielo ha chiesto lo sponsor, forse glielo ha detto il cuore. Eppoi aveva voglia di far sapere che il suo nerazzurro potrebbe diventare azzurro. Sì, lui brasiliano di nascita, ha il sogno di vestire la maglia dell’Italia. Ha già parlato con Prandelli. Ci crede e ci pensa. Sottolinea: «Se arriva sono felicissimo, ho avuto tante gioie nel calcio e questa sarebbe una delle più belle». Però è un ragazzo che non vuol andare oltre il confine del bon ton, agita il condizionale-incertezza (sarebbe) con l’indicativo-certezza. «E se non arriverà mi terrò stretta la maglia dell’Inter e basta». Ma ci spera forte, «perché - racconta - è vero, sono nato in Brasile ma sono partito per l’Europa che avevo 15 anni. E in Italia mi è cambiata la vita, a livello personale e calcistico. La convocazione per me sarà un privilegio».
Quanti se ne sentono parlare così? Pochi. Forse Thiago ha da insegnare qualcosa a certo smorfiosi nostri. In fatto di nazionale, i brasiliani hanno molto da insegnarci: la casacca della Seleçao è sacra. E Thiago potrebbe considerare tale quella che gli verrà consegnata.
Quella di Thiago Motta non è stata solo routine di una conferenza stampa, dove ha svelato che Leonardo ha un pregio in più di Mourinho («é stato giocatore e ci capisce meglio») e dove lo sponsor (Mizuno tanto per chiarire) ha spiegato di aver creato l’ultima scarpa (colori intonati all’Inter) per il giocatore che da dieci anni è legato alla marca, senza mai aver firmato un contratto e preso un soldo. Stavolta Motta ha accettato il contratto, ma ad una condizione: tutto il ricavato andrà in beneficenza, all’Istituto brasiliano Esporte et Educaçao di Ana Beatriz Moser, una delle più grandi giocatrici della storia brasiliana di pallavolo che si dedica alla formazione e sviluppo di bambini brasiliani nello sport. Se non è il primo caso nel mondo, poco ci manca. A lui le scarpe, ai bambini i soldi.
Poi Thiago ha raccontato la felicità di ieri, dopo aver provocato il rigore che poteva stendere l’Inter. Stava distrutto con la faccia a terra. «Ma è arrivato Julio e mi ha detto: alzati, non ti preoccupare. Adesso gli paro il rigore. E così è stato». Una domenica perfetta.