Nazionale senza costume: rottura tra l'Arena e gli azzurri del nuoto

La casa di costumi da bagno Arena ha posto fine al contratto di sponsorizzazione con la Federazione italiana nuoto dopo che quest'ultima aveva dichiarato di non voler imporre agli atleti di indossarlo. Magnini aveva già rotto la settimana scorsa

Milano - Ormai la rottura è consumata. La casa di costumi da bagno Arena e la Federazione italiana nuoto (Fin) hanno messo fine al contratto di sponsorizzazione dopo una pesante controversia sul nuovo costume ad alte prestazioni. La notizia desta un certo scalpore anche perché siamo agli sgoccioli, ormai i Giochi sono alle porte.

Il campione del mondo dei 100 metri stile libero Filippo Magnini aveva già rotto con Arena la scorsa settimana proprio a causa del costume che gli avevano offerto per i Giochi, e sul quale aveva espresso diversi dubbi. Una raffica di nuovi record mondiali è arrivata quest’anno, dopo che la Speedo ha lanciato il suo costume LZR, che per l’azienda riduce l’attrito.

La Federazione italiana ha detto di non poter impedire a Magnini e ai suoi compagni di squadra di usare i costumi Speedo a Pechino, mandando su tutte le furie l’Arena. "Arena e Fin hanno ritenuto necessario risolvere il contratto di sponsorizzazione alla luce delle linee guida della Fin, che non costringe i nuotatori ad indossare il costume fornito dai loro sponsor alle Olimpiadi", si legge in un comunicato congiunto. La Speedo usa per i costumi del materiale che altri produttori ritenevano fosse vietato finché la questione è stata chiarita dai regolamenti della Fina (la federazione internazionale del nuoto). Arena dice di credere molto nel suo costume, il Powerskin R-Evolution, ma riconosce che alcuni atleti non hanno avuto il tempo necessario per provarlo prima dei Giochi.