Nazionalisti e fondamentalisti, mix esplosivo

In un covo terroristico alle porte di Istanbul trovati carteggi e numeri telefonici italiani che legano Al Qaida alla crociata anti-cristiana

Alessia Marani

da Roma

Sull’onda emotiva dell’omicidio di don Andrea Santoro a Trebisonda e a poche ore dalle parole sull’Islam pronunciate da Papa Benedetto XI all’università di Ratisbona, in Turchia già covava il malcontento per la visita del Pontefice programmata per fine novembre. Sotto la cenere dell’anticristianesimo militante svariate frange nazionaliste e del fondamentalismo islamico nelle corrispondenze on line intercettate dai servizi segreti di Ankara inneggiavano indistintamente al killer del prete romano (il sedicenne Quzhan Akdil ribattezzato il «nuovo» Agca) quanto ad Alpaslan Aslan, avvocato vicino agli hezbollah turchi reo confesso dell’assassino del giudice Mustafa Yusel Obzilgin, giustiziato per aver esteso il divieto di indossare il velo islamico non solo in classe ma anche nei dintorni delle scuole. Contatti frequentissimi - scrivono i servizi segreti turchi - essenzialmente mirati alla ricerca di convergenze ideologiche per fare fronte comune in azioni eclatanti, da studiare insieme e rivendicare separatamente, tese a boicottare il viaggio del Santo Padre.
Un dissenso contagiante che avrebbe colpito non solo gli estremisti religiosi o i seguaci del partito governativo Akp ma anche giornali popolari (vedi Yeni Safak) e associazioni sindacali come il Kamu-Sen e il Dyanet-Sen Bilar Eser. Nell’interminabile scambio informativo fra le sezioni Antiterrorismo turche e italiane vi sono innumerevoli annotazioni su potenziali minacce alimentate dall’ultimo appello del numero due di Al Qaida, Al Zawahiri, nonché da esasperate interpretazioni relative, per esempio, alle durissime prese di posizione su Papa Ratzinger da parte del premier Erdogan e del presidente degli affari religiosi, il Gran Mufti Ali Bardakoglu. Ma ancor prima che le frasi del Santo Padre venissero strumentalizzate, le forze di polizia e gli apparati di intelligence dei due Paesi si erano a lungo impegnati - e continuano a lavorare in queste ore - a interpretare alcuni carteggi e recapiti telefonici italiani rinvenuti in un appartamento del distretto di Fatih, alle porte di Istanbul, considerato un covo terroristico frequentato da ben noti «soggetti collegati a circoli integralisti» turchi. Soprattutto un numero di cellulare Tim avrebbe portato a riscontri che gli inquirenti definiscono «assolutamente interessanti» per chiudere il cerchio di un’indagine nata dalle rivelazioni del cittadino siriano Luay Lohammad Hai Saqa Aut Sakka, «legato ad Al Qaida e arrestato nell’agosto del 2005 in Turchia - scrivono ancora gli 007 della mezzaluna - con l’accusa di pianificare un attacco contro un mezzo di trasporto, un aereo o più presumibilmente una nave da crociera».
Nel corso della medesima inchiesta, monitorando due cellule fondamentaliste che indistintamente sondavano il terreno fra i «Lupi Grigi» nazionalisti, le «Brigate turche della vendetta», i separatisti curdi del «Pkk», i marxisti-leninisti del «Mlkp» e quelli antimperialisti del «Dhkp-c», ci si è imbattuti in una corposa pubblicistica dalle forti tinte antieuropee e anticristiane nella quale si stigmatizzano, con toni feroci accompagnati da appelli alla jihad, le considerazioni dell’allora cardinale Joseph Ratzinger a proposito «del progetto antistorico di integrazione nell’Unione Europea della Turchia» considerata un paese «estraneo alla civiltà europea». Volantini, manifesti, forum si internet, appelli alla resistenza di religione, denunce in procura contro il Papa e conseguenziali richieste d’arresto. In questo clima - fa sapere la polizia di Ankara - sembra esser maturata l’intenzione di un fanatico integralista di attentare, con una pistola, a una chiesa di Ankara.
E in quest’aria irrespirabile le anime più radicali delle maggiori comunità musulmane turche avrebbero invitato i confratelli alla «vigilanza attiva» nei confronti delle forze armate, specie per le esternazioni del capo di stato maggiore Yashar Buyukanit sulla «irtica», la dilagante minaccia reazionaria fondamentalista che a detta del generale va combattuta senza esclusione di colpi, «con mezzi urgenti e non più procrastinabili». Nei dispacci con dicitura «riservato» c’è spazio infine per una nota d’apparente colore: il successo editoriale riscosso in Turchia dal thriller di Yucel Kaya. Titolo, «Attentato al Papa»; sottotitolo, «Chi ucciderà Benedetto XVI a Istanbul».
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it