Nba, le stelle di Miami non brillano. E coach Spoelstra già traballa

Nonostante gli ingaggi estivi di Chris Bosh e LeBron James, Miami fatica con un mediocre record di 9 vittorie e 8 sconfitte. E una fonte interna alla squadra critica il tecnico: «I giocatori non credono in lui»

L'idillio a Miami è finito. Anzi, non è mai cominciato: la squadra zeppa di presunte stelle colleziona sconfitte, LeBron James viene rimproverato pubblicamente, i giocatori si lamentano del coach Erik Spoelstra e la panchina traballa. Il deprimente quadro degli Heat è dipinto dal network Espn.
Miami annaspa con un mediocre record di 9-8: gli ingaggi estivi di James e di Chris Bosh non hanno dato finora i risultati sperati. Nel mirino è finito l'allenatore: il povero Spoelstra, a quanto pare, sta perdendo la testa. Non riesce a far esprimere le star e deve fare i conti con l'ingombrante ombra del presidente Pat Riley. Il tecnico, dice un «insider», fatica a tenere le redini dello spogliatoio: sente che la situazione gli sta sfuggendo di mano e, per questo, si mostra sin troppo aggressivo.
Questo, almeno, è emerso in uno degli ultimi allenamenti: James, un po' troppo guascone nella circostanza, è stato ripreso pubblicamente dal coach. «Non riesco a capire quando sei serio», ha detto Spoelstra. «Tutti sanno che a LeBron piace scherzare - dice l'anonima fonte -. Spoelstra gli ha detto, davanti a tutti, che deve essere più serio. Gli altri giocatori non riuscivano a crederci». I problemi non finiscono qui. «I giocatori sentono che Spoelstra non li fa esprimere come vorrebbero», aggiunge. Le perplessità riguardano la gestione degli schemi offensivi ma vanno anche oltre gli aspetti puramente tecnici. «Non è un motivatore - dice un'altra fonte -. I giocatori sentono che comincia a temere per il suo lavoro».
Critiche prontamente respinte al mittente dallo stesso Spoelstra. «È una fonte anonima. Non ho commenti da fare», dice il coach, che ridimensiona anche il caso relativo ad un brusco contatto ravvicinato con James durante un timeout nel match perso con Dallas. «Non me ne sono nemmeno accorto. Alla fine di un timeout ci sono contatti con diverse persone. In questo caso mi pare si tratti solo di una chiacchiera esagerata», dice. «Se si perde, nessuno è contento. Nessuno dovrebbe esserlo. Il nostro gruppo è compatto, stiamo cercando di lavorare di più e meglio: stiamo pensando solo a questo. Quando cominciano a venire fuori voci del genere, dobbiamo rimanere uniti».