'Ndrangheta, 15 arresti per estorsione Controllavano la Salerno-Reggio Calabria

Quindici persone appartenenti a cosche del reggino e del vibonese arrestate per aver estorto decine di milioni di euro sugli appalti della Salerno-Reggio Calabria. Tra gli arrestati un sindacalista della Cgil: "trait-d'union tra cosche e imprese"

Reggio Calabria - La 'ndrangheta decideva l’assegnazione dei subappalti ancora prima dell’autorizzazione dell’ente appaltante. E' ciò che emerge dalle indagini condotte dalla squadra mobile di Reggio Calabria riguardo alle estorsioni che la 'ndrangheta imponeva alle ditte che stavano ampliando e ammodernando l'A3, Salerno-Reggio Calabria. Ogni aspetto veniva pianificato dai capi delle cosche, che, secondo alcune intercettazioni telefoniche, si incontravano spesso in località "Bosco" di Rosarno.

Il boss A queste riunioni partecipava anche il boss latitante Giuseppe Bellocco, di 59 anni, interpellato dagli interlocutori con l'appellativo di "don", e a cui spettava molto spesso l’ultima parola nel salvaguardare gli equilibri e le influenze territoriali delle cosche più importanti, come i Bellocco, ma anche i Pesce ed i Piromalli. "I subappalti - scrivono gli inquirenti - erano già decisi e prescindevano da una formale aggiudicazione o controllo dell’ente appaltante. Il tutto a scapito di imprese pulite estromesse dai lavori in quanto non gradite all’ambiente"

Il sindacalista Fondamentale la figura di Noè Vazzana, sindacalista, assunto come assistente di cantiere dalla Baldassini&Tognozzi nell’agosto del 2004. Secondo gli inquirenti, il sindacalista "è il trait-d’union tra la grande impresa e le cosche della Piana di Gioia Tauro". Facendo pesare la sua influenza, Vazzana era persino riuscito a far trasferire la sede dell’ ufficio tecnico della Baldassini&Tognozzi in un immobile di proprietà di Matteo Giuseppe Oliveti, ritenuto vicino al clan Piromalli.

Sequestrate 5 società Le indagini hanno portato allo scoperto il valore delle estorsioni, svariate decine di milioni di euro. E hanno condotto all'arresto di 15 persone. Le cosche, secondo quanto emerso dall’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio, avevano assoggettato le imprese impegnate nei lavori costringendole a pagare una somma in percentuale al valore degli appalti pubblici ottenuti. La Dia ha sequestrato cinque società, per un valore complessivo di 10 milioni di euro.

Gli arresti La polizia ha arrestato quindici persone, ritenute responsabili di associazione mafiosa, estorsione, turbativa d'asta e altri reati. L’operazione segna la chiusura di due anni di indagini, ha permesso di svelare il meccanismo con cui le cosche della 'ndrangheta di penetrare nella gestione degli appalti pubblici relativi alle opere di ammodernamento dell’autostrada A3 Salerno - Reggio Calabria, nei tratti compresi tra gli svincoli di Rosarno e Gioia Tauro.

Due anni di inchiesta L’indagine ha consentito di verificare l’esistenza di accordi intercorsi tra le più potenti cosche della ’ndrangheta, anche di province diverse da quella reggina, finalizzati alla spartizione dei proventi indebitamente acquisiti, attraverso l’imposizione di una percentuale sull’importo degli appalti e l’assegnazione dei conseguenti lavori ad imprese organiche ai clan in argomento.

Tra gli arrestati un sindacalista Cgil I destinatari dei provvedimenti restrittivi sono, infatti, esponenti di vertice delle cosche reggine Piromalli (Gioia Tauro), Pesce (Rosarno), Condello (Reggio Calabria) e Longo (Polistena), strettamente collegate con il clan Mancuso di Vibo Valentia. Tra di essi anche un dirigetne della Fillea - Cgil, con un incarico provinciale sui lavori edili, che sarebbe legato alla cosca Bellocco di Rosarno.

Perquisite 43 abitazioni Nel corso dell’operazione sono state eseguite numerose perquisizioni domiciliari nei confronti di 43 indagati, denunciati in stato di libertà per i medesimi reati, e sequestrate cinque imprese edili da parte della Dia, delegata, per quest’ultimo profilo, dalla competente Autorità giudiziaria.

"La 'ndrangheta raggiunge tutte le attività" Inquietanti le dichiarazioni del procuratore capo facente funzioni di Reggio Calabria, Franco Scuderi: "I fatti attestano che non c'è luogo di produzione di reddito o di profitti ove non giunga la 'ndrangheta. Non c’ è alcuna attività sui lavori autostradali dove la ’ndrangheta non concretizzi la sua presenza". E ha aggiunto: "Inoltre ci sono facce compiacenti che prestano la loro immagine formalmente pulita per aggirare la normativa antimafia. Addirittura emerge un quadro secondo cui, dal Nord, le grandi ditte inviano i loro emissari per mediare con la 'ndrangheta, per ricercare ditte così dette a modo e gradite alle cosche per ottenere forniture di beni, noli di automezzi".

Il monopolio del mercato Infine ha concluso: "La 'ndrangheta come dimostrano le indagini, monopolizza anche il mercato del lavoro servendosi di sindacalisti a cui viene demandato il compito di calmierare i conflitti tra imprese ed operai, com’ è accaduto nel caso del cantiere di Firmo, bloccato da uno sciopero per i mancati pagamenti degli stipendi e dove intervenne uno degli odierni arrestati, Noè Vazzana, che ricopriva l’ incarico di capocantiere e delegato sindacale".