'Ndrangheta, 8 ergastoli per la strage di Duisburg: condannato pure Strangio

La Corte d'Assise di Locri ha condannato otto persone per i delitti commessi durante la faida di San Luca

Locri - Sono 8 gli ergastoli comminati dalla Corte d'Assise di Locri per la strage di Duisburg. Tra i condannati c'è anche Giovanni Strangio, ritenuto l’ideatore ed uno degli esecutori materiali dei delitti commessi durante la faida di San Luca che è poi culminata con la strage in Germania.

La strage La faida ha avuto il suo episodio culminante nella strage di Duisburg, in Germania, in cui il giorno di Ferragosto del 2007 furono uccise sei persone da Giovanni Strangio. Gli altri sette condannati all'ergastolo sono accusati degli altri due omicidi accaduti nell’ambito della faida, quello il giorno di Natale del 2006 dall’omicidio di Maria Strangio, moglie di Giovanni Luca Nirta, vero obiettivo dell’agguato, e quello nel gennaio 2007 di Bruno Pizzata, parente dei Vottari. Carcere a vita anche per Francesco Pelle, soprannominato Ciccio Pakistan, Francesco Vottari, Sebastiano Vottari, Sebastiano Romeo, Francesco Nirta, Giovanni Luca Nirta e Giuseppe Nirta. Assolto invece, nonostante la richiesta dell’ergastolo, Sebastiano Strangio. Stessa decisione per Luca Liotino, per il quale la Dda aveva chiesto la condanna a 15 anni, e Antonio Rechichi per il quale la stessa Procura aveva invocato l’assoluzione. Condannati a 9 anni Antonio Carabetta e Sonia Carabetta, per i quali la Procura aveva chiesto 18 anni di reclusione, e a 12 anni Antonio Pelle (18 la richiesta della Procura).

Tensione in aula Panico e lacrime tra i familiari degli imputati nel processo. Al momento della lettura della sentenza, quando il presidente della Corte d’assise di Locri, Bruno Muscono, ha condannato il primo imputato all’ergastolo, sono iniziati i primi trambusti e le scene di panico. La moglie di Giuseppe Nirta e madre di altri due imputati, tutti condannati all’ergastolo, ha iniziato a gridare frasi incomprensibili ed a dimenarsi sbattendo i pugni su un tavolo. "L’ergastolo, l’ergastolo....a loro no l’ergastolo", ha continuato a gridare. La donna è stata poi allontanata dall’aula dai carabinieri ed accompagnata in una stanza adiacente. Anche nella stanza la donna ha continuato ad urlare frasi in dialetto ed a piangere. Poi, improvvisamente, ha smesso di dimenarsi ed ha iniziato a recitare una cantilena con una serie di preghiere e litanie. Anche gli altri familiari degli imputati hanno avuto momenti di commozione e rabbia ma in modo composto e senza creare problemi di ordine pubblico