'Ndrangheta, arrestato capitano dei carabinieri

Il capitano Saverio Spadaro Tracuzzi, gia' in servizio al Centro Dia di Reggio Calabria, è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. L'accusa nei suoi confronti è di essere stato colluso con la cosca Lo Giudice, fornendo notizie coperte da segreto investigativo riguardanti indagini in corso<br />

Il capitano dei carabinieri Saverio Spadaro Tracuzzi, gia' in servizio al Centro Dia di Reggio Calabria, è stato arrestato con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. L'accusa nei suoi confronti è di essere stato colluso con la cosca Lo Giudice della 'ndrangheta, fornendo notizie coperte da segreto investigativo riguardanti indagini in corso ed anticipando l'adozione da parte dell'autorità giudiziaria di provvedimenti restrittivi. Spadaro Tracuzzi e' stato arrestato dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria. Era stato trasferito nei mesi scorsi nella seconda Brigata mobile di Livorno, città in cui è stato arrestato.

L'arresto dell'ufficiale è stato fatto dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria. Nei suoi confronti è stata eseguita un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Reggio Calabria su richiesta della Dda. Spadaro Tracuzzi è stato in servizio a Reggio Calabria prima al Nucleo operativo ecologico, dal 2003 al 2007, e poi alla Dia fino allo scorso mese di giugno.

Nell'ottobre del 2009 l'ufficiale, all'epoca in servizio alla Dia di Reggio Calabria, aveva redatto una perizia, come consulente di parte, in favore di una persona di Cosenza accusata di omicidio. Spadaro Tracuzzi fu nominato consulente in quanto esperto di armi ed esplosivo avendo lavorato a lungo, all'epoca in cui era ancora maresciallo e successivamente come ufficiale, al Ris di Messina. Il comportamento di Spadaro Tracuzzi suscitò la reazione dei vertici della Dia, alla quale l'ufficiale era stato assegnato nel settembre del 2007, e dell'Arma dei carabinieri. Poco dopo, su sua richiesta, venne trasferito dalla Dia e tornò nei carabinieri, ottenendo però di restare, per motivi familiari a Reggio Calabria. L'ufficiale fu così assegnato alla Scuola allievi carabinieri non ricoprendo da allora ruoli operativi. Qualche mese dopo per Spadaro Tracuzzi arrivò il trasferimento alla Seconda Brigata mobile di Livorno.

Tra gli episodi di corruzione che vengono contestati al capitano Saverio Sapadaro Tracuzzi, arrestato con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, ci sarebbe anche il pagamento di viaggi in aereo in Italia ed all'estero e soggiorni in albergo pagati con la carta di credito di Luciano Lo Giudice, uno degli esponenti di spicco dell'omonima cosca della 'ndrangheta.  I sospetti di una collusione di Spadaro Tracuzzi con la cosca Lo Giudice ebbero inizio dopo l'arresto di Luciano Lo Giudice e trovarono conferma con le dichiarazioni di Nino Lo Giudice. Tra i suoi colleghi Spadaro Tracuzzi, prima dell'episodio della perizia favorevole all'omicida di Cosenza, non aveva mai destato sospetti. Con gli altri ufficiali della Dia, in particolare, ha sempre intrattenuto rapporti normali e cordiali, partecipando anche ad incontri in occasione di ricorrenze e festività. Nei suoi confronti, anzi, c'era una notevole considerazione, avendo una lunga esperienza professionale che aveva maturato, in particolare, quando era maresciallo. Veniva inoltre ritenuta una persona estremamente competente in materia di armi ed esplosivo anche per il lavoro che aveva fatto nel Ris di Messina. Proprio sulla base di questa considerazione positiva venne accolta la sua richiesta di passare alla Dia. In precedenza, all'epoca in cui era sottufficiale, Spadaro Tracuzzi aveva lavorato nella sezione catturandi del Reparto operativo del Comando provinciale di Reggio Calabria dei carabinieri.

Antonino Lo Giudice, il boss pentito che era a capo dell'omonima cosca della 'ndrangheta, si e' autoaccusato di essere stato il mandante degli attentati e delle intimidazioni compiute contro i magistrati della Procura generale e della Dda di Reggio Calabria. Lo Giudice ha anche riferito che esecutore degli attentati sarebbe stato uno degli esponenti di punta della sua cosca, Antonio Cortese. Gli attentati hanno avuto inizio nel gennaio scorso con la bomba fatta esplodere davanti al portone della Procura generale di Reggio Calabria. Un episodio interpretato come un messaggio intimidatorio contro il procuratore generale, Salvatore Di Landro. Nel giugno successivo persone non identificate si sono introdotte nel parcheggio del Centro direzionale di Reggio Calabria, dove ha sede la Dda, ed hanno allentato i bulloni, al fine di provocare un incidente, dell'auto di servizio di Di Landro. Un'intimidazione è stata compiuta anche contro il Procuratore della Repubblica di Palmi, Giuseppe Creazzo, sull'automobile del quale, anche questa lasciata nel parcheggio del centro direzionale, è stata lasciata una cartuccia per fucile calibro 12 caricata a pallettoni. In agosto un'altra bomba è stata fatta esplodere davanti il portone dell'abitazione del procuratore generale Di Landro, provocando gravi danni. Nel settembre scorso, infine, è stato lasciato un bazooka nei pressi della sede della Dda. Poco prima uno sconosciuto aveva telefonato al 113 avvertendo della presenza del bazooka e riferendo che si trattava di un messaggio nei confronti del Procuratore della Repubblica, Giuseppe Pignatone.

Ad accusare l'ufficiale anche un altro pentito prima di Nino Lo Giudice, il capo della cosca che ha iniziato a collaborare con la giustizia nell'ottobre scorso, a Spadaro Tracuzzi aveva fatto riferimento, infatti, il pentito Consolato Villani. Le accuse di Villani sono state poi ribadite da Nino Lo Giudice e trovato riscontro nelle indagini svolte dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria. Il pentito Consolato Villani e' stato anch'egli un affiliato alla cosca Lo Giudice. E' stato lui, tra l'altro, a consentire il fermo il 7 ottobre scorso del boss Nino Lo Giudice, che ha deciso pochi giorni dopo di avviare la sua collaborazione la giustizia. Villani, nelle sue dichiarazioni, aveva parlato a lungo di Spadaro Tracuzzi determinando l'avvio delle indagini a carico dell'ufficiale che si sono concretizzate con l'arresto di oggi, maturato in seguito ai numerosi elementi di riscontro che sono state acquisite alle indagini. I pentiti, tra l'altro, nelle loro dichiarazioni, indicano Spadaro Tracuzzi come " il maresciallo", facendo riferimento al ruolo svolto dal militare come sottufficiale prima al Reparto operativo del Comando provinciale di Reggio Calabria e poi al Ris di Messina.