'Ndrangheta, azzoppata la cosca dei Mazzaferro Voto di scambio: arrestati sindaco e 3 assessori

Maxi operazione della polizia nel Reggino: in manette quaranta affiliati alla cosca Mazzaferro di Marina di Gioiosa Ionica. Presi pure il sindaco Rocco Femia e tre
assessori
della giunta di Marina di Gioiosa Ionica. Femia avrebbe fatto in modo di affidare gli
appalti pubblici alla cosca

Reggio Calabria - Nuovo, durissimo colpo alla 'ndrangheta. Nella maxi operazione portata a termine dalla polizia sono finiti in manette quaranta presunti affiliati alla cosca Mazzaferro di Marina di Gioiosa Ionica. Tra le persone finite in manette ci sono anche il sindaco Rocco Femia e tre assessori della giunta di Marina di Gioiosa Ionica.

Il voto di scambio Secondo quanto emerso dall’inchiesta, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, in occasione delle elezioni comunali che si sono svolte nell’aprile del 2009, la cosca Mazzaferro avrebbe sostenuto la candidatura di Femia. Successivamente alla sua elezione, l’amministrazione avrebbe fatto in modo di affidare una serie di appalti pubblici a soggetti riconducibili alla cosca. Tra gli arrestati, dicono le fonti, ci sono anche l'assessore all'Ambiente Vincenzo Ieraci, quello alle Politiche sociali Rocco Agostino (candidato alle elezioni provinciali di Reggio Calabria del 15 maggio in una lista Pdl) e quello ai Lavori pubblici Francesco Marrapodi.

Connessione tra malavita e politica "Questa è l’ennesima riprova di quello che diciamo da anni - spiega il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria Nicola Gratteri - c’è un’intima connessione tra 'ndrangheta e certa politica. La 'ndrangheta vota e fa votare. E non è né di destra né di sinistra". Sulla prossima tornata elettorale di metà maggio, il magistrato auspica chegli arresti di oggi facciano riflettere cinque minuti i candidati a stare lontano dalla ’ndrangheta. Anche se non è escluso che in qualche caso i giochi siano già fatti. Non so se ce la faranno a stare lontani dalla 'ndrangheta". In manette è finito anche Franco Avenoso, un poliziotto in servizio nella centrale operativa del Commissariato. L'agente, sposato con la cugina di uno degli arrestati, è accusato di rivelazione di notizie coperte da segreto investigativo.