'Ndrangheta, bomba sotto la casa del pg Colle: "Alta la guardia"

Un ordigno esploso davanti all'abitazione del procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro. Al momento della deflagrazione era in casa con la moglie. Nessuno ferito<br />

Reggio Calabria - Un ordigno è stato fatto esplodere davanti al portone dell’abitazione del procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro. L’esplosione ha mandato in frantumi i vetri delle finestre della casa del magistrato, che abita in un condominio, e di altre abitazioni vicine. Al momento della deflagrazione Di Landro si trovava in casa insieme alla moglie. Nessuno è rimasto ferito. Sul luogo dell’esplosione sono giunti, per le indagini, carabinieri e polizia di Stato, insieme al pm di turno della Procura della Repubblica di Reggio Calabria. L’edificio in cui abita Di Landro si affaccia sulla pubblica via e per arrivare al portone, dunque, non bisogna superare alcun cancello.

Danni al portone L’esplosione ha provocato danni gravi anche al portone dell’edificio in cui abita Di Landro. Il palazzo, invece, non ha subito danni strutturali. La zona in cui abita il magistrato si chiama Parco Casoria. Nell’edificio davanti al quale è stato fatto esplodere l’ordigno abitano, oltre a quella del magistrato, altre quattro famiglie, ma non c’è alcun dubbio, secondo gli investigatori, che l’intimidazione sia diretta contro il procuratore generale. Secondo quanto è emerso dai primi accertamenti, l’ordigno, collegato ad una miccia a lenta combustione, sarebbe stato confezionato con tritolo.

Alfano: "'Ndrangheta, bestia ferita" Dopo l’attentato dinamitardo contro il procuratore generale di Reggio Calabria il ministro della Giustizia Angelino Alfano esprime in una nota la sua "solidarietà". "Lo Stato - scrive il Guardasigilli - è vicino al procuratore generale Di Landro e a tutta la magistratura reggina". "Questo ultimo ennesimo vile atto intimidatorio - continua Alfano - conferma la bontà dell’impegno finora profuso nel contrasto all’ndrangheta, ma ci impone di mantenere alto il livello di guardia. Quanto è accaduto rafforza la determinazione del Governo nel portare avanti la lotta alla criminalità mafiosa, cosa che abbiamo fatto finora adottando provvedimenti sempre più incisivi che ci hanno consentito di raggiungere traguardi prestigiosi. La criminalità, come una bestia ferita è in difficoltà, ma proprio per questo siamo consapevoli di quanto possa essere pericolosa". 

Napolitano: "Non abbassare la guardia" Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha manifestato a Di Landro i suoi sentimenti di solidarietà e la vicinanza del Paese. Il Capo dello Stato ha, nell’occasione, ribadito il convinto apprezzamento già espresso per l’impegno e la professionalità della magistratura reggina, insieme alle forze dell’ordine, nel dare sviluppi e ottenere risultati senza precedenti nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata facente capo all’ndrangheta. Tale azione si è intensificata anche aggredendo i patrimoni illeciti e scoprendo le pericolose ramificazioni e infiltrazioni dell’ndrangheta nella economia legale in Italia e fuori d’Italia. Il gravissimo atto intimidatorio di oggi segue purtroppo altri gravi episodi e impone quindi a tutti di non abbassare la guardia. Insostituibile resta il ruolo della magistratura per il rispetto delle regole e l’affermazione dei principi di legalità, con il pieno sostegno di tutte le istituzioni. È quanto si legge in una nota del Quirinale. 

Grasso: "Intimidazione generalizzata" Sicuramente un "attacco individuale a Di Landro". Ma anche il "tentativo di creare un clima generalizzato di intimidazione nei confronti di chi come i magistrati e le forze dell’ordine combattono quotidianamente la ’ndrangheta". Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, "legge" così la bomba davanti al palazzo del procuratore generale di Reggio Calabria. "Si tratta - spiega - dell’ultimo atto di una storia iniziata il 3 gennaio scorso, con l’attentato contro gli uffici della procura generale. E continuata nei mesi con tutta una serie di altri fatti che vanno valutati nel loro complesso, come sicuramente starà facendo anche il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in corso a Reggio. Proiettili fatti arrivare ai giudici, bulloni allentati dell’auto di magistrati, lettere anonime: l’attacco della notte scorsa è sicuramente diretto "personalmente" al vertice della procura ma mira a intimidire tutta la magistratura nel suo complesso". "Naturalmente - aggiunge Grasso - ha ragione chi, come il ministro Alfano, parla anche di una reazione all’efficacia dell’azione di contrasto: un’azione che ha portato ad un gran numero di arresti, di provvedimenti restrittivi puntualmente convalidati, di sequestri di armi ed esplosivi e di confische di beni". 

Rafforzate le misure di sicurezza Il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal prefetto Luigi Varratta ha deciso di rafforzare le misure di sicurezza al procuratore generale di Reggio Calabria Salvatore Di Landro. In particolare, sono stati rafforzati gli uomini di scorta al procuratore, ed è stata disposta la vigilanza fissa sotto l’abitazione dello stesso procuratore Di Landro nel centro della città dello Stretto dove questa notte era stata collocata una bomba.