'Ndrangheta: cosche pronte a colpire magistrati

Blitz delle forze dell'ordine contro i boss dopo l'uccisione di Luca Megna: 39 arresti. Ricercato il boss Pino Vrenna. Preparavano un attentato contro il procuratore Bruni

Crotone - Sono 39 i provvedimenti di fermo notificati ad altrettante persone ritenute affiliate alle 'ndrine del crotonese nell’ambito dell’operazione contro la 'ndrangheta compiuta alle prime luci dell’alba. Il sostituto procuratore Pierpaolo Bruni, della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro insieme al procuratore capo facente funzioni Salvatore Murone, né aveva firmati 42, ma tre persone sono riuscite al momento a far perdere le proprie tracce. Tra gli irreperibili all’operazione di polizia nel crotonese c’è il capo della cosca, Pino Vrenna. Gli altri due personaggi irreperibili risultano essere di secondo piano e gli inquirenti non escludono di trovarli al più presto.

Scontro fra cosche La cosca originaria era quella dei Vrenna - Corigliano-Bonaventura, ma negli ultimi tempi le strade degli affiliati si erano divise; qualcuno aveva preso la strada dei Megna, con a capo Domenico (Mico) Megna, attualmente in carcere, ed il cui figlio Luca, reggente della cosca, è stato ucciso nell’agguato di sabato santo in cui sono rimaste coinvolte anche la moglie e la figlioletta tutt’ora tra la vita e la morte all’ospedale di Catanzaro. Un secondo gruppo di ’affiliatì si era alleato con la famiglia dei Russelli, una volta a sua volta affiliata ai Megna. Nel corso delle indagini, sottolineano fonti della Procura, sono emerse notizie di summit di mafia, regolamenti di conti, estorsioni, scontri armati tra varie bande. Il tutto per decidere la divisione del territorio della provincia di Crotone. Per gli arrestati, 35 a Crotone, 1 a Reggio Calabria, 1 a Roma, e 2 a Bologna, l’accusa è di associazione a delinquere di stampo mafioso, con finalità di faida, omicidi, ferimenti, tentati omicidi, spaccio di droga, estorsioni ed altro. A Roma è stato arrestato l’albanese che, secondo quanto si legge nel provvedimento di fermo, avrebbe trasportato il materiale esplosivo che servì per l’attentato all’ispettore di polizia Muscolo, reo di aver indagato troppo da vicino gli interessi del sodalizio criminale.

"Pronti a colpire magistrati" «Quella di oggi è una delle più importanti operazioni di polizia contro la ’ndrangheta», ha detto il Questore di Crotone, Gaetano D’Amato, nella conferenza stampa a conclusione dell’operazione "Eracles". Era presente anche il sostituto procuratore Pier Paolo Bruni, applicato alla Dda, che ha spiegato i passaggi più rilevanti del decreto di fermo. Tra questi il tentativo delle cosche del crotonese di intimidire gli investigatori e preparare attentati ai magistrati, tra cui lo stesso Bruni. I criminali stavano preparando una vera e propria strategia di disturbo nell’attività investigativa, che avrebbe dovuto allontanare l’attenzione dei poliziotti sulle cosche. Nell’aprile dello scorso anno, un ordigno esplose davanti al negozio della moglie dell’ispettore Muscolo, mentre a un altro poliziotto è stata bruciata l’automobile. Era in via di preparazione anche un attentato contro il pm Pier Paolo Bruni, del cui commando avrebbe dovuto far parte Luca Megna, ucciso nella guerra di mafia di Papanice lo scorso 22 marzo.