'Ndrangheta, denunciò l'ex convivente ai pm: testimone di giustizia uccisa e sciolta nell'acido

Lea Garofalo, la collaboratrice di giustizia scomparsa a Milano un
anno fa, è stata uccisa e sciolta nell'acido. L'omicidio organizzato dall'ex convivente Carlo Cosco. Gli inquirenti: "E' stata una esecuzione"

Milano - Nella notte tra il 24 e il 25 novembre dello scorso anno Lea Garofalo è stata "caricata sul furgone, su cui vi erano sempre 50 litri di acido" ed è stata portata in un luogo che si raggiunge dalla terza, quarta uscita della Milano-Meda dove "i Cosco hanno un piazzale o un terreno dove tengono i mezzi di movimento terra della loro ditta". Sono le rivelazioni di uno dei pentiti che hanno contribuito alle indagini, condotte dalla Dda milanese sulla scomparsa di Lea Garofalo, la collaboratrice di giustizia uccisa e poi sciolta nell’acido in provincia di Milano. Nel provvedimento del gip milanese Giuseppe Gennari si ritiene che l'omicidio della donna sia stato una vera e propria "esecuzione".

L'interrogatorio e l'esecuzione Le ordinanze di custodia cautelare sono state chieste dal procuratore aggiunto di Milano Alberto Nobili e dai pm Marcello Tatangelo (dda) e Letizia Mannella. In base agli accertamenti e alle dichiarazioni di un paio di pentiti, Lea Garofalo, 35 anni, alla quale nel febbraio del 2006 era stato revocato il programma di protezione, tra il 24 e il 25 novembre scorsi, prima di essere assassinata. Il pentito, un compagno di cella di Massimo Sabatino, uno dei destinatari delle sei ordinanze di custodia cautelare eseguite dai carabinieri del capoluogo lombardo la scorsa notte, e già da febbraio in carcere a Campobasso per il tentato sequestro e omicidio della donna, ha raccontato, come emerge dall’ordinanza del gip Giuseppe Gennari "la dinamica dei fatti, eccezionalmente dettagliata", che peraltro è risultata "coincidente con quanto ipotizzato" dai pm milanesi.

In arresto l'ex convivente Dei sei provvedimenti, due sono stati notificati in cella a Carlo Cosco, ex convivente della donna - dalla relazione è nata una figlia ora maggiorenne - e a Massimo Sabatino. I due erano già stati arrestati a febbraio per un precedente tentativo di sequestro, avvenuto a Campobasso nel maggio dell'anno scorso, con lo scopo di uccidere la Garofalo per vendicarsi delle dichiarazioni da lei rese agli inquirenti, a partire dal 2002, contro alcuni affiliati alle cosche della 'ndrangheta di Petilia Policastro (Crotone). Gli altri quattro destinatari del provvedimento del giudice Gennari sono i fratelli di Carlo Cosco, Giuseppe detto Smith (gli è stato contestato anche lo spaccio di stupefacenti) e Vito detto Sergio, e altre due persone, una delle quali accusata solo di distruzione di cadavere.

L'organizzazione dell'agguato Secondo l'indagine, Carlo Cosco ha organizzato l'agguato teso a Lea Garofalo proprio mentre questa si trovava a Milano con la figlia. Proprio con il pretesto di mantenere i rapporti con la ragazza, legatissima alla madre, Cosco ha attirato la sua ex nel capoluogo lombardo. Almeno quattro giorni prima del rapimento, ha predisposto un piano, contattando i complici, assicurandosi sia il furgone dove è stata caricata a forza, sia la pistola per ammazzarla "con un colpo", sia il magazzino o il deposito dove interrogarla, e infine l'appezzamento dove si ritiene sia stata sciolta nell'acido. La distruzione del cadavere, per inquirenti e investigatori, ha avuto lo scopo di "simulare la scomparsa volontaria" della collaboratrice e assicurare l'impunità degli autori materiali dell'esecuzione. Autori che inquirenti e investigatori hanno identificato in Vito e Giuseppe Cosco, ai quali Lea Garofalo è stata consegnata dagli altri due complici destinatari dell'ordinanza e indicati come i rapitori. L'accusa di omicidio è stata ipotizzata con le aggravanti della premeditazione. A dare l'allarme per prima per la sparizione della donna era stata proprio la figlia della Garofalo e di Cosco.