Ndrangheta: «La ferita», a Reggio Calabria un ciclo di incontri di studio

Un evento che riunisce per la prima volta i vertici dello studio e dell'investigazione sul fenomeno della 'ndrangheta è in programma, nella prossima settimana, nella città dello Stretto. «La ferita. Vincere la 'ndrangheta: metodologie di contrasto e continuità di azioni», evento organizzato dal Museo della 'ndrangheta, con il sostegno dell'assessorato alle Politiche sociali e giovanili della Provincia di Reggio Calabria e diretto da Claudio La Camera, parte lunedì 22 novembre alle 9 nella sede del Palazzo della Provincia di Reggio Calabria e andrà avanti fino a giovedì 25 novembre. L'evento è stato organizzato con l'alto patrocinio della Presidenza della Repubblica, il patrocinio del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati. Magistrati, avvocati, professionisti, studiosi, docenti, giornalisti, imprenditori, rappresentanti delle forze dell'ordine e associazioni affronteranno il fenomeno della 'ndrangheta, diviso in sessioni tematiche, da tutti i punti di vista: storico, religioso, culturale, sociale ed economico. Fra i partecipanti: Giuseppe Pignatone, Michele Prestipino, Nicola Gratteri, Pietro Grasso, Francesco Forgione, Mario Morcone, Tano Grasso, Fulvio Librandi e Luigi Lombardi Satriani. Il progetto Museo della ndrangheta è un'operazione culturale senza precedenti che si occupa di ricerca, analisi, attività e programmazione sul territorio con il fine di realizzare una conoscenza oggettiva della mentalità diffusa su cui l'elemento criminalità organizzata attecchisce. L'obiettivo è fare i conti in modo razionale e cosciente e intervenire sulla trasmissione di valori che informa le nuove generazioni, agendo sui processi di inculturazione diretta e indiretta. Il Museo è un progetto istituzionale, grazie ad un protocollo d'intesa firmato dalla Prefettura di Reggio Calabria, la Regione Calabria, la Provincia di Reggio Calabria, il Comune di Reggio Calabria, la cattedra di Etnologia dell'Università La Sapienza e la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università della Calabria. Il Museo ha una gestione operativa attraverso un comitato tecnico rappresentato da delegati degli enti che hanno sotto scritto l'accordo istituzionale coordinato da Claudio La Camera e un comitato scientifico diretto dal prof. Lombardi Satriani e dal prof. Fulvio Librandi. «In Calabria non manca la coscienza della negatività della ndrangheta, ma manca la coscienza collettiva». È quanto dichiara Fulvio Librandi. «Spesso le logiche ndranghetistiche - continua Librandi - risultano socialmente convenienti e questa è la difficoltà principale nell'approccio al contrasto e alla prevenzione del fenomeno. Non ci può essere alcun riscatto senza la consapevolezza di questo. L'obiettivo di chi si appresta al contrasto contro la criminalità organizzata è quello di andare ad operare sulla ferita, che è la metafora per rendere visibile ciò che è invisibile, l'infiltrazione della ndrangheta nelle dinamiche socioeconomiche ed istituzionali dello Stato».
Ferite non ancora cancellate presso alcuni, indifferenza presso altri, minacciano di prolungare la stasi di un passato che non passa e che condiziona la pensabilità del futuro. I segni che rinviano a quelle vicende, a loro volta, rischiano di restare come luoghi di una memoria congelata o come tracce destinate a sparire per sempre.
Con questi e altri punti museali diffusi, il Museo della ndrangheta vuole tracciare il territorio di segni e di simboli che possano animare una cultura antindrangheta.
Anche il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, è intervenuto questa mattina a Reggio Calabria all'apertura del seminario sulla 'ndrangheta «La Ferita». «Questa comunità - ha detto - ha bisogno di esempi e di azioni positive».