’Ndrangheta, il giallo del Viminale Pisanu: accerteremo la verità

Caso Fortugno, si indaga sulle telefonate al ministero dell’Interno ai tempi dell’Ulivo

Emanuela Fontana

da Roma

L’attuale ministro dell’Interno potrebbe trovarsi ad indagare sugli uomini del Viminale diretti dal suo predecessore? È la domanda che ci si potrebbe porre dopo i nuovi colpi di scena sul caso Fortugno, il vicepresidente del consiglio calabrese ucciso domenica scorsa, il giorno delle Primarie del centrosinistra, mentre si trovava al seggio per votare.
Addentrandosi nella vita e nei contatti dell'esponente della Margherita, si risale al boss e medico Giuseppe Pansera, attualmente in carcere per traffico internazionale di droga. E, scavando tra le conversazioni telefoniche tra i due, e soprattutto nei movimenti delle utenze legate al boss, si arriva al Viminale. Lo scoop è di Repubblica, un colpo giornalistico che però rischia di tirare direttamente in causa l’ex governo dell’Ulivo: le chiamate effettuate da un uomo vicino a Pansera a due cellulari del dipartimento di pubblica sicurezza e dallo stesso Pansera a un personaggio già noto alle indagini sulla ’ndrangheta (in passato si è parlato di legami con apparati deviati dello Stato), e che era «in contatto con un’utenza del ministero dell’Interno», sono avvenute tra il 1999 e il 2001. In quel periodo al ministero dell’Interno non c’era Beppe Pisanu, ma Enzo Bianco (ora capo del Copaco, il comitato di controllo sui servizi segreti, ndr).
Pisanu ha già garantito ieri che il ministero «non lascerà nulla, ma proprio nulla di intentato per chiarire ogni circostanza e accertare ogni responsabilità di chicchessia, in qualsiasi modo riconducibile alle diverse attività criminali della ’ndrangheta». Ha poi chiarito: «In questo senso, del resto, già da tempo parlano i fatti, e continueranno a parlare». Il titolare del Viminale ha anche aggiunto che comprendendo «le inquietudini dell’onorevole Minniti» è pronto «a chiarire i fatti» e, se necessario, a riferire una seconda volta in Parlamento, dopo la prima relazione sull’omicidio Fortugno della scorsa settimana.
L’intervento di Pisanu era stato sollecitato ieri in mattinata dal parlamentare calabrese dei Ds Marco Minniti: «C’è bisogno di avere parole chiare e definite da parte del ministero dell’Interno - aveva dichiarato Minniti a proposito dell’articolo di Repubblica - perché quello che emerge è un quadro inquietante. Se confermato evoca uno scenario se non di complicità quantomeno di rapporti obliqui oscuri, opachi. Su questo non ci possono essere né sottovalutazioni né reticenze».
Rapporti che pare si siano consumati soprattutto a cavallo dell’anno 2000. Le informazioni sono contenute in una perizia commissionata dal sostituto procuratore di Milano Laura Barbaini, titolare di un’inchiesta su mafia e droga nella Locride con ramificazioni in Lombardia. Da questa perizia, in cui sono state monitorate 464 telefonate, emergono, oltre a contatti tra Pansera e Fortugno, quei «rapporti opachi» di cui parla Minniti. Come questo: un uomo vicino al boss Pansera e legato alla ’ndrangheta chiama per due volte due numeri intestati al ministero degli Interni, Dipartimento di pubblica sicurezza, l’8 dicembre del 2000 e l’1 gennaio del 2001 quando Pansera è latitante.
Nell’inchiesta calabro-milanese sulla mafia compaiono poi intrecci telefonici con utenze che il perito non è stato in grado di identificare, una zona «buia» del resoconto consegnato al Pm che potrebbe portare anche più in là del Viminale. In questo caso i contatti con numeri criptati vanno avanti fino al gennaio del 2003.
Oggi arriveranno in Calabria per occuparsi dell’omicidio Fortugno i componenti della Commissione parlamentare antimafia. Il lavoro della Commissione partirà da Catanzaro, con l’incontro con il governatore della Calabria Agazio Loiero e con la giunta. Martedì la Commissione si trasferirà a Reggio Calabria. Mercoledì arriverà il nuovo procuratore antimafia, Piero Grasso, che presiederà una riunione operativa tra le procure di Reggio Calabria e Catanzaro. Nell’incontro si analizzeranno l’omicidio Fortugno ma anche i casi di intimidazione subiti da alcuni politici locali, tra i quali il governatore Loiero.