Ndrangheta, maxi blitz a Cosenza: 32 arresti

Sgominata l'associazione mafiosa di Domenico Cicero, personaggio storico della criminalità organizzata
cosentina. Il gruppo
controllava una discoteca, un
complesso residenziale e una rivendita di materiale edile

Cosenza - Dalle prime ore della mattinata tra Cosenza e provincia, gli uomini del nucleo investigativo dei carabinieri stanno eseguendo un decreto di fermo emesso dalla direzione distrettuale antimafia di Catanzaro a carico di 32 persone indagate, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, omicidio, usura, estorsione, detenzione illegale di armi, spaccio di sostanze stupefacenti e riciclaggio.

Un'attività capillare Il provvedimento, giunto al termine di un’articolata attività investigativa seguita alla denuncia di un imprenditore per estorsione con modalità mafiose nel 2006, ha attestato l’esistenza di un’associazione di tipo mafioso operante nel territorio di Cosenza e zone limitrofe al cui vertice si colloca come capo indiscusso Domenico Cicero, personaggio storico della criminalità organizzata cosentina, ritenuto il mandante dell’omicidio di Angelo Cerminara, il 4 ottobre 2006. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il gruppo criminale controllava alcune attività economiche, tra cui una discoteca, un complesso residenziale e una rivendita di materiale edile (tutte oggetto di sequestro) capitalizzate con proventi dai reati. I criminali avevano costituito una base operativa anche in Spagna ed erano legati da rapporti illeciti con altri gruppi criminali presenti nel territorio (gruppo facente capo a Francesco Patitucci, gruppo dei "Bella-Bella", gruppo Lanzino-Ruà) sulla base di un sorta di patto di non belligeranza, stretto per la spartizione dei proventi delle varie attività illecite. Erano particolarmente abili, sostengono gli inquirenti, nel penetrare il tessuto sociale, giungendo fino all’amministrazione di fatto di importanti beni immobili attraverso prestanome.

Una banca occulta Avevano creato una vera e propria banca occulta, erogando prestiti per centinaia di migliaia di euro a tassi usurari, i componenti dell’organizzazione criminale sgominata dai carabinieri a Cosenza. Alle 32 persone coinvolte nell’operazione, denominata "Anaconda", vengono contestati, infatti, una trentina di episodi di esercizio abusivo del credito, con l’erogazione di somme di denaro a imprenditori e commercianti che erano costretti a restituirli a tassi d’interesse molto alti. L’organizzazione sgominata dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza avrebbe gestito anche un vasto traffico di droga ed un’attività di riciclaggio di proventi illeciti. Nella tarda mattinata i particolari dell’operazione saranno illustrati dal procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Mario Spagnuolo, e dal pm Raffaella Sforza, titolari dell’inchiesta, nel corso di una conferenza stampa cui parteciperà anche il procuratore nazionale antimafia aggiunto, Emilio Ledonne.

La Dda: "Estrema pericolosità" Secondo il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Mario Spagnuolo, "l’operazione eseguita oggi dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza dimostra ancora una volta l’estrema pericolosità della ndrangheta cosentina". "Si tratta di un’organizzazione criminale - ha aggiunto Spagnuolo - capace di condizionare il tessuto commerciale ed imprenditoriale della città e di estendere i propri interessi criminali in territorio spagnolo. La Dda di Catanzaro, in stretta collaborazione con la Procura di Cosenza, continua a lavorare nell’azione di contrasto di questo gravissimo fenomeno criminale".