'Ndrangheta, preso il boss Condello

Il super-capo della malavita calabrese, soprannominato "il Supremo", era latitante da 18 anni. Condannato a quattro ergastoli (uno per l'omicidio dell'ex presidente delle Fs Ligato) è stato arrestato insieme al nipote e al genero. Ritrovati numerosi pizzini

Reggio Calabria - Lo inseguivano da 18 anni, ma lui, "il supremo", era sempre riuscito a sfuggire. Fino a ieri sera, quando gli sforzi dei carabinieri del Ros, ulteriormente intensificati negli ultimi mesi, hanno dato il risultato tanto atteso: l'arresto del super boss della 'ndangheta Pasquale Condello.

Il super latitante della 'ndrangheta Condello, inserito nell'elenco dei 30 latitanti più pericolosi d'Italia, come nella migliore tradizione dei latitanti di 'ndrangheta, non si era trasferito altrove, stava nella sua Reggio Calabria, protetto da una rete di fiancheggiatori che fino ad oggi gli aveva consentito di sfuggire a blitz ed operazioni. Ma ieri sera la protezione e' stata violata da un centinaio di carabinieri del Ros, il Raggruppamento operativo speciale, e del Goc, il Gruppo operativo Calabria.

L'arresto L'operazione è scattata intorno alle 20. Al termine di lunghe ed estenuanti attività di osservazione, controllo e pedinamento, i carabinieri hanno avuto la certezza che il super latitante si nascondesse in un appartamento in un palazzo del rione Pellaro, alla periferia sud di Reggio Calabria. I carabinieri si sono avvicinati in zona a bordo di furgoni: alcuni hanno circondato due edifici, gli altri - due squadre - hanno fatto irruzione. Condello è stato trovato al secondo piano di uno degli stabili insieme al nipote, Giandomenico Condello, di 28 anni; al genero, Giovanni Barillà, di 30 e un'altra persona. I tre sono stati arrestati. Anche con i carabinieri che gli stavano mettendo le manette ai polsi, Condello si è comportato da boss. "Ha reagito da capo - ha spiegato il comandante del Ros, il gen. Giampaolo Ganzer - da vecchio capo della 'ndrangheta quale è". Il boss é rimasto freddo, distaccato e "pur avendo un'arma - ha detto Ganzer - non l'ha usata. Non ha opposto alcuna resistenza e alle persone che si trovavano con lui ha ordinato di non reagire. Un comportamento probabilmente dettato anche dal fatto che in un attimo si è trovato circondato da trenta carabinieri".

Il ritrovamento dei pizzini Numerosissimi pizzini sono stati trovati dai carabinieri del Ros nell’appartamento dove si nascondeva Condello. Il superboss utilizzava in maniera metodica il sistema della comunicazione scritta con gli affiliati per impartire ordini e dare disposizioni. "Bernardo Provenzano - ha commentato un investigatore - in confronto era un dilettante". Già durante la fase delle indagini, i Ros dei carabinieri avevano intercettato alcuni di questi pizzini. Il boss utilizzava una terminologia che i carabinieri stanno cercando di decifrare nel dettaglio, associando ai soprannomi utilizzati da Condello nomi reali di persone, e ad alcune terminologie il vero significato inteso dal boss. Nell’appartamento nel rione Pellaro di Reggio è stata trovata anche numerosa documentazione adesso al vaglio degli investigatori.

Numero uno della 'ndrangheta Condello era a capo di una cosca attiva soprattutto soprattutto nel narcotraffico, negli stupefacenti, nelle estorsioni e nei subappalti. I suoi affari spaziavano dalle tangenti alle estorsioni, dagli appalti al controllo di un'intera filiera economica che interessava non solo la Calabria, ma anche Roma ed altre città italiane. Condello, però, non era solo il boss indiscusso della sua cosca. A lui, evidenziava la Direzione nazionale antimafia nell'ultima sua relazione, era stata consegnata "la direzione strategica delle attività illecite di maggiore rilievo a Reggio Calabria". Un ruolo che testimonia la considerazione di cui godeva "il supremo" negli ambienti criminali calabresi e che, scrivono i Ros in una relazione, "proveniva dalla sua accertata presenza nella conduzione di alcune attività economiche nella città di Reggio". Non c'é da stupirsi, quindi, se il ministro dell'Interno, Giuliano Amato ed il vice ministro, Marco Minniti, hanno ricordato che "gli investigatori lo definivano il Provenzano della Calabria e come Provenzano è finito anche lui in manette. Per la Calabria e per la lotta alle organizzazioni mafiose - hanno aggiunto - è un gran giorno".

Latitante dal 1990 (il 7 luglio 1993 le sue ricerche erano state diramate anche in campo internazionale), Pasquale Condello deve scontare quattro ergastoli (uno dei quali per l'omicidio dell'ex presidente delle Fs, Lodovico Ligato, ucciso a Reggio Calabria nel 1989) e 22 anni di reclusione per omicidio, associazione mafiosa ed altro. La notizia dell'arresto di Condello, visto anche l'imponente schieramento di forze messo in campo dal Ros, si è rapidamente diffusa nel quartiere e una folla di curiosi si è radunata nelle vicinanze della palazzina in cui si nascondeva. Nessun problema, comunque, si è verificato quando Condello, a bordo di una automobile dei carabinieri, è stato trasferito nella scuola allievi dell'Arma dove i magistrati della Dda reggina, con in testa il coordinatore Salvatore Boemi, gli hanno notificato i tanti provvedimenti restrittivi per i quali era ricercato.