'Ndrangheta, tutte le infiltrazioni in Lombardia Edilizia e costruzioni? No, alberghi e ristoranti

Studio di Transcrime: la Lombardia è la quinta Regione d'Italia per beni confiscati dietro alle quattro regioni del Sud. Una criminalità che si concentra su settori nuovi e redditizi: alberghi, ristoranti, negozi. Meno violenza e più affari, ma non mancano intimidazioni e attentati ai concorrenti in affari per diventare sempre più ricchi e allungare le mani sull'Expo 2015

Milano - Lombardia terra di 'ndrangheta. Lo dicono le inchieste della procura di Milano, costellate di arresti e sequestri (Nord-Sud, Infinito, Crimine, Crimine 2, Redux Caposaldo: per citare le ultime). Lo dicono i rapporti della Dna (la direzione nazionale antimafia). Ma soprattutto lo dicono i dati. Quelli contenuti nell'analisi (non un rapporto, ma un work in progress basato sull'archivio dell'Agenzia del Demanio) di Ernesto Savona e Michele Riccardi di Transcrime e presentata nel convegno di Assolombarda a Corsico su cultura d'impresa e legalità. Una cifra su tutte: sono in Lombardia il 7,8% dei beni confiscati sul totale nazionale. La quinta Regione italiana, la prima dietro alle quattro del Sud (che insieme fanno l'80%). Con il numero di sequestri e confische che cresce in maniera più che proporzionale alle regioni a forte presenza mafiosa. Aggiungete come Milano è la terza provincia d'Italia per numero di aziende confiscate. Il quadro è completo.

I settori di interesse La 'ndrangheta in Lombardia, con il grande obiettivo dell'Expo 2015 sullo sfondo, sta cercando di "svincolarsi" dai settori tradizionali, costruzioni ed edilizia, per virare su mercati considerati nuovi e maggiormente redditizi. L'ultimo episodio di 'ndrangheta criminale e militare al Nord è il sequestro di Alessandra Sgarella nel 1998. Poi la criminalità passa a investire i proventi delle sue attività illecite nell'economia. Anche qui i dati dello studio di Transcrime supportano le intuizioni dei magistrati. Un quarto delle attività sequestrate (il 25,8% in netta controtendenza con il dato nazionale, vedi foto grande) sono alberghi e ristoranti. Seguito dal commercio (dato che non si discosta dalla media) e dalle costruzioni, un settore tradizionalmente ad alta infiltrazione criminale che però in Lombardia è quasi "snobbato" dalle 'ndrine. Che preferiscono puntare sulle altre attività. Bisogna notare anche che i settori con il maggior numero di confische sono anche quelli in cui gli imprenditori denunciano denunce e violenze da parte della criminalità organizzata. Così la 'ndrangheta cerca di "influenzare" i concorrenti in modo da massimizzare i suoi profitti.

Chi comanda sulle 'ndrine locali Le famiglie calabresi legate alle 'ndrine si sono stablilite ormai da anni nel tessuto lombardo. Così forti e mature da pretendere e rivendicare l'indipendenza dalla "casa madre" Calabria per creare la quinta mafia italiana. Portatore di questa idea è Cosimo Novella che diventa capo della Lombardia dopo il 2007, dopo l'omicidio Cosimo Barranca, originario di Caulonia, capo della locale di Milano. Ma il sogno di grandeur di Novella finisce il 15 luglio 2008, a San Vittore Olona. Due sicari lo freddano all'interno di un bar di un circolo. Un'omicidio deciso dai vertici delle diverse 'ndrine joniche, reggine e catanzaresi nel corso di vari summit. L'ordine arriva dall'alto. Da u' mastru, Domenico Oppedisano, famiglia di Rosarno, che dal 19 agosto 2009 diventa anche capo della Provincia, lastruttura che regge le decisioni più importanti della 'ndrangheta dal 1991, al di sopra dei mandamenti ionico, tirrenico e della città in Calabria e della Lombardia, l'organizzazione che federa tutte le locali lombarde. Al posto di Novella viene nominato "mastro generale" Pasquale Zappia, di Platì, residente a Corsico. Alla riunione di "incoronazione", al circolo Falcone e Borsellino di Paderno Dugnano, partecipano 20 persone. Tra cui il boss Pino Neri, capo della locale di Pavia e fedelissimo di Oppedisano. Niente colpi di testa, la Lamobadria deve restare legata alla casa madre.