Ne, Lu,Vo, Re e Ro: ecco i Comuni che «risparmiano» sul nome

Di cinque non ne fanno uno. Di nome «normale», intendo. Di quelli, cioè, che si danno normalmente a città, villaggi, o anche solo frazioni, tipo: quattro case e una chiesa senza farmacia e levatrice. Sono loro, dunque, i cinque Comuni italiani col nome più corto che più corto non si può, altrimenti sarebbe meno che un monosillabo e quindi impronunciabile. Loro, invece, si possono pronunciare, ma come si fa con le note del pentagramma: Lu, Ne, Vo, Re, Ro. Sono, sempre loro, i magnifici cinque in cui si voterà il 6 e 7 giugno per il rinnovo del consiglio comunale.
Uno è ligure, o meglio genovese: Ne - guai a metterci accento o apostrofo, è Ne e basta -, nel territorio della Val Graveglia, a pochi chilometri dalla costa, circa 2350 abitanti distribuiti in varie frazioni immerse nel verde, e reddito medio dichiarato di 16mila euro. Forse per compensare il risparmio sul nome, si è largheggiato sull’ambito di competenza del comprensorio comunale che è davvero molto ampio. E sempre a dispetto del nome formato mini, è molto ampio anche il ventaglio di opportunità gastronomiche: chi c’è già stato, da quelle parti, giura che «ristoranti, trattorie e agriturismi di Ne sanno cucinare in modo ammirevole i prodotti offerti dalla valle», mentre «nelle locande e nei bed & breakfast si può tranquillamente riposare e soggiornare in ambienti ricchi di storia locale e tradizioni». Misura maxi, infine, per «la più grande miniera di manganese d' Europa, Gambatesa», visitabile a bordo di un trenino.
Vicino ai genovesi è anche Lu, nell’Alessandrino (mentre Vo è in Veneto, nel Padovano, Re nella provincia piemontese di Verbano-Cuso-Ossola, e Ro nel Ferrarese). Caratteristiche principali: 1200 abitanti, reddito medio 17mila euro. Fama non usurpata per la bellezza dei panorami e delle chiese e per la magnificenza della Barbera locale. Con cui brinderà doverosamente anche il futuro sindaco, come hanno fatto, pare, tutti i suoi predecessori.