Ne rimarrà uno solo

Grazie al cielo - e a Garrone, Preziosi, Del Neri, Gasperini e tutti gli astanti di buona volontà - si è riaccesa la Lanterna magica, che per la quinta volta in 23 turni del corrente campionato di serie A felicemente illumina l'«en plein» rossoblucerchiato. Vinta a Siena la terza partita consecutiva senza Cassano, nelle prime 4 gare del girone di ritorno la Sampdoria di Del Neri ha sommato 10 punti, 2 soli in meno rispetto allo stupefacente incipit dell'andata; 36 punti in classifica e 6° posto solitario davanti a Genoa e Juve (!), a un punto dal 5° (Palermo) e 2 dal 4° (Napoli), cioè ben 11 punti in più nei confronti del campionato scorso quando la squadra guidata da Mazzarri era quindicesima. Battuto il Chievo, nelle prime 4 gare del girone di ritorno il Genoa di Gasperini ha sommato 7 punti, 2 soli in meno rispetto all'ottima partenza dell'andata; 35 punti in classifica e 7° posto in compartecipazione con la Juve cui andrà a far visita domenica prossima, cioè 5 punti in meno nei confronti del campionato scorso quando la squadra del Gasp era quinta, ma siamo pur sempre in linea con le legittime ambizioni del clan.
A questo punto i tifosi sampdoriani devono avere un'unica preoccupazione: quella di guardarsi dal malizioso diavoletto del revanscismo interno, cosiccome della concorrenza - principalmente juventina e fiorentina, oltreché «cugina» - che fatalmente tenterà di indurli a ri-allargare la forbice, in via di chiusura, che ha diviso Del Neri e Cassano. Gigi Del Neri, che a Siena ha felicemente conquistata la centesima vittoria da allenatore in serie A, è un bravo tecnico che sa far giocare principalmente bene le proprie squadre. L'unico suo errore - quando ha capito che occorreva dare una scossa al clan, e ha deciso di darla a nuora (Cassano) perché anche suocera (l'intero organico) intendesse e si desse una mossa - è stato quello di gestire da talebano una vicenda che avrebbe potuto serenamente dominare coprendo il legittimo pugno di ferro con un guanto di velluto. Ma guai a cadere nella ragna di chi avrà tutto l'interesse di pescare nel torbido. Chi fischiasse ancora Del Neri, anziché applaudirlo, non sarebbe un autentico sampdoriano.
L'apparentemente contraddittoria vicenda blucerchiata di stagione va infatti principalmente letta in chiave di calcolo delle probabilità. L'autentico valore dell'organico approntato da Beppe Marotta per la stagione in corso - obiettivamente il migliore della gestione Garrone - non era quello delle prime 9 partite da 20 punti con Cassano, che sarebbero potuti essere addirittura 24 se gli arbitri Mazzoleni e Orsato non avessero negato 3 solari rigori ai blucerchiati contro Parma e Lazio; non era quello delle successive 11 partite da 7 punti con Cassano, che sarebbero potuti essere anche 6 se l'arbitro Valeri avesse concesso il regolare gol finale al Bari; non è quello delle ultime 3 partite da 9 punti senza Cassano, che magari sarebbero stati solo 5 se a Udine e a Siena la sorte avesse girato le spalle a Palombo e compagni. Ordunque, tifosi blucerchiati, attendete con fiduciosa pazienza che il vostro fantatenore preferito torni in palcoscenico quando Del Neri lo riterrà opportuno: cioè chissà se prima o dopo la «performance» sanremese dell'Ariston, che credo di aver individuato - in patente assenza di pesanti «cassanate» - quale causa scatenante dell'ira del tecnico all'antica. Quanto alle reali ambizioni di classifica (Europa League?) che questa Sampdoria possa legittimamente covare, aspettiamo e vediamo.
A questo punto i tifosi genoani devono avere un'unica preoccupazione: quella di guardarsi dal malizioso diavoletto della concorrenza - principalmente juventina e fiorentina, oltreché «cugina» - che fatalmente tenterà di indurli a sfogliare la stucchevole margherita del Gasperini-sì Gasperini-no in ordine alla prosecuzione o meno del movimentato e nondimeno felicissimo rapporto del tecnico con il presidente Preziosi. Ora che Gasperini può finalmente schierare un padrone come Dainelli a protezione centrale di un grande Amelia diventa chiaro a tutti il motivo della dolorosa rinuncia a Biava, forte giocatore e ottima persona. Infine abbiamo avuto modo di verificare appieno che il tostissimo Papastathopoulos non è titolare per caso della tosta Nazionale greca, che l'ottimo Moretti e il mostruoso Criscito sono intercambiabili, che capitan Marco Rossi salito con il Grifone dall'inferno della C alle soglie del paradiso della Champion's League è il più affidabile «tuttofare» (persino un gol «alla Milito»!) che il Genoa abbia avuto nell'ultimo mezzo secolo abbondante. E credete pure che il merito di averlo reso da similipocondriaco a onnipresente è tutto di Gasperini, che a pieno titolo può appendersi al petto la medaglia di Rossi al pari di quelle di Juric Milanetto Sculli e appunto Biava, per tacere di Criscito e Palladino.
Questo Grifone sagacemente rivitalizzato dopo le batoste subite a San Siro (Milan) e all'Olimpico (Roma) può e deve andare a giocarsi il match con la Juve senza iattanza ma nondimeno senza paura. Sono sicuro che Gasperini - che quando sente odore di Juve s'attizza - avrà fatto tesoro dell'esperienza negativa del campionato scorso. Meglio non fidarsi della Zebra, attualmente rattoppata ma pur sempre col collo lungo e i denti affilati.