«Ne vorrei tre bravi qui 160 sono scarsi»

Scusi Suarez, sa che in serie A a tutt’oggi le 20 squadre hanno tesserato 205 stranieri?
«Non riesco a crederci, sono davvero troppi. Ho l’impressione che tante società prendano dall’estero tanto per prendere, perché lo straniero fa moda, costa di meno o niente del tutto».
Lo ritiene un fatto positivo?
«Assolutamente no. Devono arrivare in Italia elementi che diano qualcosa di più, servano da esempio e facciano crescere i giovani. Invece le nostre squadre stanno perdendo identità. Meglio dare spazio ai nostri ragazzi nel settore giovanile e saper rischiare di più».
Sa che l’Inter ha tesserato ben 23 stranieri?
«È un’esagerazione, anche se l’Inter non è l’unica società ad averne così tanti: ormai è un male comune. Ben vengano gli stranieri che fanno la differenza, ma qui ce ne sono tanti che si possono considerare quarta o quinta scelta. E allora perché non utilizzare giocatori italiani al loro posto, tanto giocherebbero 15-20 minuti ogni due mesi».
Si sta ribaltando la situazione: ai suoi tempi gli stranieri erano solo tre per squadra.
«Era una bella idea: 3 tesserati, 2 in campo per le gare di A, tutti e tre invece nelle coppe. C’ero io con Jair e Peirò, ma anche il Milan aveva fior di stranieri e anche loro hanno aperto un ciclo. Pure il Real si comportava così e forniva i sette undicesimi di spagnoli alla nazionale. Oggi l’Uefa chiede esattamente il contrario con almeno 3 indigeni nella rosa».
Ma l’Italia è campione del mondo.
«È merito dei giovani che, da autentici talenti, hanno saputo reggere la concorrenza degli stranieri, imparare da quelli buoni e superarli in bravura».
Quanti sono, secondo lei, gli stranieri davvero bravi in Italia?
«Non voglio farmi dei nemici, ma su più di 200, almeno 160 sono normalissimi, solo 2-3 per squadra sono davvero in gamba e allora la percentuale regge come quella dei miei tempi».
Quindi la sentenza Bosman è positiva o negativa?
«Negativa, ha esasperato la situazione e aperto le porte a tutti: qualche campione, ma anche tantissimi brocchi».