Neanche la bomba-carta ferma le firme Pdl

Non sono state del tutto assorbite la paura e, soprattutto, la rabbia degli «arancioni» della Lista Biasotti, a ventiquattr’ore di distanza dal fattaccio: l’esplosione di un grosso petardo o comunque di un ordigno artigianale - «ma era talmente forte, il botto, che mi è sembrata piuttosto una bomba carta» precisa Lilli Lauro, consigliere comunale nella Sala rossa di Tursi - ha lasciato il segno tra le file dei volontari che domenica pomeriggio erano intenti, in via Venti Settembre, a presidiare il gazebo del Popolo della libertà.
Intorno al tavolino, si erano alternati nel corso della giornata diversi esponenti della Lista che fa riferimento all’ex governatore della Liguria, possibile ricandidato del partito dei moderati del centrodestra alle elezioni regionali del 2010. Lo stesso Biasotti si era fermato per alcune ore, e aveva dialogato con i cittadini, nonostante le «interferenze», o meglio le manovre intimidatorie, che sono arrivate persino agli spintoni, messe in atto da gruppi di punkabestia lasciati ad agire indisturbati. Ma il peggio doveva ancora venire, e si è materializzato intorno alle 17, quando, nelle vicinanze del gazebo, nel pieno via vai dello shopping natalizio, si è avvertito improvvisamente lo scoppio: una deflagrazione fortissima, che non ha procurato danni alle persone se non l’offuscamento temporaneo dell’udito, ma è stata capace di creare attimi di suspense, in particolare fra coloro che si trovavano più vicini al tavolino di raccolta delle adesioni. Fra questi, Lilli Lauro che, pure notoriamente dotata di tanto sangue freddo e self control, non ha potuto fare a meno di subire un contraccolpo emotivo. Accanto a lei, Aldo Siri e Enrico Cimaschi, rispettivamente presidente e consigliere del Municipio Centro Est, oltre a una folta rappresentanza di volontari. Subito dopo lo scoppio, è comparso, chissà come e da dove, un volantino dal contenuto sinistro e farneticante, siglato con la «A» dei groppuscoli dell’anarchia: «Crollano le scuole. Crollerai anche tu. Pdl assassino».
Immediato l’allarme alle forze dell’ordine che si sono recate sul posto per i rilievi del caso. «Siamo in una città che non tutela la sicurezza - insiste Lilli Lauro -. Non è possibile costringere un presidio come il nostro in spazi angusti e, soprattutto, a pochissima distanza da gruppi di sbandati e facinorosi che ci minacciano senza che le forze dell’ordine debbano intervenire. Una vergogna! Così, a Genova, è letteralmente impedito il più elementare e legittimo esercizio della democrazia».
Miglior destino è capitato - ne riferisce l’onnipresente Mario Lauro - «in un piccolo centro della Riviera di levante» dove una decina di persone, evidentemente con simpatie a sinistra, si è appollaiata per ore a discutere sulla soglia di un bar per controllare chi firmava al gazebo vicino. In compenso, molti moderati «timorosi di farsi vedere da qualche conoscente “democratico“, hanno ritirato i moduli, sono andati a casa a compilarli e li hanno riconsegnati in fretta e furia con la scusa di essere in ritardo per la messa domenicale».