Neanche i vigili sanno dov’è via De André

(...) genovese parla chiaro. Così come lo stradario. Basta aprirlo alla tavola quindici, per capire che le coordinate A-5 portano dritti a via al Mare Fabrizio De André, tra Ponte Spinola e Calata Porto Franco. A pochi metri ossia dall'Acquario più famoso d'Europa. Per carità, nessun me ne voglia. Soprattutto i diretti protagonisti «coinvolti» nella mia fittizia ricerca. Alcuni dei quali, ingegnandosi anche con simpatiche e alternative soluzioni. Tanto da non lasciarmi in sospeso. Mi spiego. Scegliendo, forse la giornata meno indicata per fare la turista, tra fiocchi di neve e un freddo tagliente ho incominciato ieri - complice il mio accento laziale - a chiedere a commercianti e residenti del centro storico, dove si trovava appunto via Fabrizio De André. L'idea di partire da piazza De Ferrari è chiaramente ovvia. Lì a pochi metri si celebra il mito di De André con una mostra inaugurata il 31 dicembre nelle stanze del Munizioniere al Ducale. Mostra che sta registrando peraltro presenze da record: nei primi cinque giorni è stata infatti sfondata quota diecimila visitatori.
E siccome ogni genovese sente di appartenere alla musica del grande cantautore, nessuno si è tirato indietro alla mia domanda. Tanti, quelli che, colti di sorpresa, dopo essersi interrogati sono però arrivati alla triste conclusione, che la via non esiste. Così scendendo per San Lorenzo nel negozio di tabacchi e articoli da regalo i presenti hanno sgranato gli occhi e mi hanno gentilmente invitato a riformulare la domanda. E davanti alla stessa, capendo che non ero un'aliena hanno subito chiarito: «Non risulta che esiste una strada intitolata a De André. Forse sarà nuova».
Poco importa. Accetto di essere scambiata da svampita e attraverso la strada pedonale. Faccio capolinea nella finestrella dell'edicolante, dove una gentile signora con i tratti del viso quasi congelati dal freddo, sorridente mi spiazza: «Perché l'hanno fatta? Conosco sicuramente via del Campo, ma la strada che mi chiede è per me una novità. Non si sta mica sbagliando con la mostra?». E no, che non mi sbaglio. Saluto e proseguo. Incontro un'altra signora, dall'aspetto giovanile, ma avanti con l'età, che mi sorprende più di tanti altri: «Certo che so dov'è. Il vicolo esatto non lo ricordo. Ma deve essere intorno al Ducale». Riformulo la domanda, precisando che non cerco la mostra, ma la strada. Seccata chiarisce di aver capito cosa cerco, consigliandomi di tornare indietro e di imboccare la stradina dell'ufficio centrale della Curia genovese. Rimango perplessa ed obbedisco.
Vinta dal nome, entro al Caffè degli Artisti, sicura del fatto che lì qualcosa in più potrebbero sapere. E invece no. La barista è secca: «C'è via del Campo, via Prè, ma via Fabrizio De André è la prima volta che la sento. Provi comunque in uno dei vicoli intorno a queste strade». Non mi arrendo.
Continuo a vagare per il centro storico. Vedo in lontananza un vigile in piazza Della Raibetta. Mi avvicino fiduciosa e chiedo. Conscia del fatto che lui saprà darmi tutte le indicazioni. La sorpresa è doppia. Primo non sa assolutamente di cosa sto parlando, secondo non ha neanche la radio per chiedere ad altri. Mi arrampico sugli specchi e chiedo cosa posso fare. Ma la sua risposta arriva come una doccia fredda: «Non credo proprio esista. Mai sentita. Sicuramente lei si sbaglia con via del Campo». Neanche lui riesce nell'impresa. Eppure non sono lontana. Basta attraversare piazza Caricamento, arrivare sotto il porticato dell'Acquario ed è fatta. Pazienza. Prendo per via San Luca. Stessa storia, nessuno conosce la via. In via Luccoli e in via Della Maddalena, qualcuno mi consiglia di tornare indietro verso piazza Fontane Marose. Chi invece non vuol proprio lasciarmi andare senza una risposta è un signore che la butta lì: «Si l'ho sentita, ma non è di certo in centro. È a levante, verso Nervi o Quinto».
Alla fine mi convinco e arrivo direttamente in zona. Piombo davanti alle biglietterie dell'Acquario e chiedo. Metto però in crisi la ragazza: «Aspetti che chiamo». Formula la domanda telefonicamente a un collega e cosa mi sento rispondere: «Mi spiace, ma non sappiamo dov'è». Ma come non sapete dov'è, penso. È qui a pochi metri. Entro nel porticato, incontro i commercianti e alla fine qualcuno mi indica finalmente la strada. Lungo il tragitto chiedo ancora, e un addetto alle pulizie gentilmente mi indica il tragitto: «Torni indietro. Prenda per piazza Banchi, prenda ancora per via Luccoli. In fondo incrocia via Fabrizio De André. In realtà si tratta di via del Campo, ma da poco è stata ribattezzata in via De André. Lì troverà un negozio di chitarre dove la moglie vende dischi». Perfetto. Ringrazio e vado via. Del resto c'è sempre qualcosa da imparare. Glisso elegantemente e arrivo finalmente nella tanto sospirata passeggiata che porta al mare. Bella, suggestiva e magica. Peccato solo che nessuno la conosce.