«Neanche un voto dalla Casa delle libertà sui Dico»

Il coordinatore di Forza Italia Bondi gela le speranze della sinistra su un ipotetico consenso trasversale

da Roma

Dal centrodestra «non arriverà un voto» alla legge che istituisce i Dico. Negli ultimi due giorni, a uno a uno, si sono sfilati anche gli esponenti laici dell’opposizione, sui quali la maggioranza contava per compensare i no dei cattolici ulivisti. Poi è venuta meno anche la sospensione di giudizio da parte di Silvio Berlusconi che rappresentava l’ultima speranza per chi contava in una maggioranza trasversale. La posizione di Forza Italia l’ha chiarita il coordinatore Sandro Bondi in una dichiarazione nella quale ha bocciato nel merito la legge e ha criticato il metodo scelto dal governo. «Era opportuno che in materie riguardanti la libertà di coscienza fosse il Parlamento a decidere». E se è stata imboccata la strada della legge d’iniziativa governativa è stato per mettere in chiaro a tutti che il disegno di legge «è la condizione dell’esistenza della maggioranza e del governo». «Ovvio perciò», assicura Bondi, che «non ci potranno essere i voti, neppure uno, di Forza Italia e della Casa delle libertà». Nel merito, il provvedimento che istituisce i Pacs, secondo Bondi comporta una «estensione universale della famiglia a tutte le convivenze, una familiarizzazione della convivenza». Una «terza via tra famiglia e puro partenariato, proprio del modello spagnolo e belga» che crea «un vero e proprio mostro giuridico».
Prima di Bondi già Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Forza Italia ed ex esponente del Partito socialista, aveva respinto gli inviti a votare il provvedimento: «Non si capisce su quale base Fassino sogni di trovare in Parlamento un sostegno da settori del centrodestra avendo per di più la maggioranza fatto l’incredibile errore di presentare un disegno di legge governativo frutto di una pasticciata e faticosa mediazione all’interno dello stesso centrosinistra». Anche un’altra esponente laica degli azzurri, Chiara Moroni, ha assicurato il suo voto contrario, e ha bollato la legge sui Dico come «un compromesso al ribasso». Anche nella scelta dei laici pesano questioni di merito, come nel caso del senatore azzurro Maurizio Sacconi - anche lui ex Psi, anche se cattolico praticante - che vede nella legge sui Dico un «elemento ideologico inaccettabile». La scelta di dare pensioni di reversibilità al convivente comporta il riconoscimento «al pari del matrimonio» di una «valenza pubblicistica alle unioni di fatto, come se rappresentassero un bene comune». Nel centrodestra la convinzione di non votare i Dico si è rafforzata dopo il richiamo della Chiesa. Il leader della Lega Nord Umberto Bossi ha preso spunto dalle parole del Papa per la legge che «crea una famiglia parallela a quella tradizionale». Sarebbe stato meglio puntare su «vantaggi precisi e specifici». Nessun soccorso da Alleanza nazionale che ieri ha richiamato l’attenzione sul rischio che la legge apra le porte a una sanatoria degli immigrati clandestini. E nemmeno dall’Udc, il cui leader Pier Ferdinando Casini si è augurato «che la legge sia bocciata dal Parlamento perché il dialogo non è possibile».