«NEBBIE E DELITTI» TRA AZIONE E NOIA

Roberto Levi Il noir è la versione sofisticata del poliziesco e la tradizione letteraria è ricca di esempi, dal nostro Scerbanenco in giù, che hanno saputo far vivere nelle pagine di un libro le dolenti atmosfere e le inquietudini esistenziali proprie di questo genere. In tv il noir ha minori tradizioni per la difficoltà di rendere attraverso il video tutto il carico di fascinazione che la fantasia del lettore costruisce pagina dopo pagina. Per dire: un conto è immaginarsela, la nebbia e il suo corollario di struggente malinconia che si sedimenta nella mente capitolo dopo capitolo, un conto è «vederla» (se è concesso il paradosso) sullo schermo, come avviene costantemente in Nebbie e delitti (serie in quattro puntate, mercoledì su Raidue, ore 21). Complice una sceneggiatura innamoratasi della lentezza e di una regia che indugia con compiacimento sulle umidità ambientali, tutto diventa più difficile nonostante la buona volontà di fare una fiction che esuli dal canovaccio del poliziesco tutto azione che oggi va di moda. L'impressione generale è di una lentezza coraggiosamente in controtendenza rispetto alle abitudini dei telefilm moderni, ma alla lunga controproducente, che ci regala sì una ambiziosa fiction d'atmosfera ma sparge qua e là un po' di noia. Luca Barbareschi si cala comunque bene nei panni di un commissario di indole solitaria e malinconica, amante della buona tavola al punto da non riuscire a rifiutare dal cameriere di un ristorante, dopo un piatto di agnolini, l'offerta non proprio leggera di un cinghiale con polenta, per giunta mentre è in servizio. Non è casuale che Barbareschi abbia voluto aumentare dieci chili per immedesimarsi in questa parte recitata (peso a parte) con una giudiziosa volontà di sobria sottrazione, all'insegna di una calibrata introversione che è una bella sorpresa. Sospeso per il momento il giudizio su Natasha Stefanenko, nei panni di una avvocatessa che nella prima puntata esprime ripetutamente, con la mimica facciale, tutto il suo gongolante compiacimento all'idea di poter sedurre il commissario Barbareschi. Ne sarà valsa la pena? Lo sapremo dalla mimica delle prossime puntate. Quanto alla struttura poliziesca del racconto, il primo episodio era all'insegna di un storia di vendette politiche tra ex partigiani ed ex fascisti, sessant'anni dopo la fine della guerra. Vicenda alquanto improbabile (risolta oltretutto in modo assai sbrigativo) ma ben recitata da un affiatato gruppo di comprimari e funzionale a un'ambientazione padana fatta di vita che scorre lenta e di pescatori che covano una vendetta fredda. Fredda come il clima di una Ferrara dove non deve battere il sole neanche per un attimo.