Nedved e Recoba scatenati l’altra Italia è vicina al mondiale

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da Parigi

La non notizia diventa una notizia. Non è successo nulla, Parigi non brucia, o meglio continua a fare fiamme in quelle zone aspre, la cintura, la periferia estrema, le «cités», là dove, canterebbe Celentano, c’era l’erba e poi vennero aziende e case senza anima e sangue. Le stesse case abitate dalla stessa gente che però lavora, si sveglia all’alba, si infila nel «periferique», sfida le code clamorose, raggiunge il posto del lavoro, rientra a casa, le «beurs» che cercano di respirare l’aria parigina senza ricorrere al gas, alle bombe, alle pistole. Discorso di margine a una partita di margine, allora Francia e Germania hanno giocato ieri sera a Saint Denis, nello stade de France che però non era pieno come puntualmente accade quando c’è le foot e anche le rugby. Diranno e scriveranno che i sessantamila sono stati eroi coraggiosi e i ventimila assenti hanno avuto invece paura, la tensione, le voci della vigilia, l’allarme di Simonin, direttore generale dello stadio con la voglia di apparire «Un poliziotto ogni metro quadro» (ma allora nel resto di Parigi non ce n’era nessuno?), quello strano tam tam che ti sottrae luce e ragione. Non è successo nulla. Controlli accurati, trattandosi di partita internazionale, di un avversario, la Germania appunto, con i tifosi appresso. Le defezioni si spiegano con l’ultimo ponte dell’anno, che ha permesso ai francesi, quelli ricchi ma non soltanto, di svignarsela altrove prima del Natale. Ponte dell’armistizio, datato 11 novembre del 1918, fine della prima guerra mondiale, quelli erano veri tempi di vere fiamme, della banlieue dell’uomo e non di una città capitale ma non capitolata.
La partita, allora, non ha offerto grandissime cose, a differenza di tutti gli altri appuntamenti di questo sabato.É finita 0-0. Qualche soffio francese, Trezeguet e Henry a scuotere la difesa tedesca che segnala nella vigilia una bizzarra riflessione di Lehmann, dimenticato (di solito si usa indimenticabile) portiere del Milan, oggi all’Arsenal. Ora il tedesco emigrato in Inghilterra ha detto che da qui al mondiale vuole garanzie, non intende accettare il ruolo di vice Kahn, anzi se Klinsmann non gli dice come stanno le cose può benissimo togliere il disturbo. È una delle tante uscite sbagliate di Lehmann che sicuramente farà innervosire il californiano, al secolo Jurgen Klinsmann.
Passata la febbre del sabato sera, almeno allo stadio di Saint Denis. Due chilometri più in là i casseurs hanno fatto il loro. Non sapendo fare altro.