Nedved saluta Ibra: «Libero di andarsene»

da Pinzolo (Trento)
Il ragazzo «scapestrato», come lo ha definito il presidente della Juventus Giovanni Cobolli Gigli, ieri si è comportato come se nulla fosse: sorridente e disponibile, almeno con i tifosi vip ai quali ha firmato autografi e dispensato pacche sulle spalle. Alle 9.15, come previsto, è salito sul pulmino che lo portava al campo di allenamento di Pinzolo e ha addirittura sorriso ai tifosi che, di fronte all’hotel Olympic, continuavano a chiedergli di restare. Poi, telefonino in mano, ha abbassato lo sguardo e si è immerso nei suoi pensieri: Zlatan Ibrahimovic è fatto così. Prendere o lasciare.
Un giorno si rifiuta di aggregarsi alla squadra che deve affrontare lo Spezia in amichevole, un altro è mister Simpatia o quasi. Il divorzio però è dietro l’angolo: per fare cambiare idea a lui e al suo procuratore Mino Raiola non basteranno la multa in arrivo (20-30mila euro) e, praticamente in contemporanea, proposta di allungamento e adeguamento del contratto (scadenza 2010, 4 milioni di euro a stagione).
«Ha in testa la serie A e la Champions League - ha ammesso Nedved, uno che la scelta di vita l’ha fatta per davvero - bisogna prenderne atto. La società non può trattenere un giocatore che ha tanta voglia di cambiare aria: se ne sono andati già in cinque (Cannavaro, Emerson, Vieira, Zambrotta e Thuram), se ne andrà anche Ibra e a questo punto la rosa si sta assottigliando. Bisogna che arrivi qualcuno». Viva la sincerità, anche se al momento il problema non pare essere la consistenza numerica della rosa: il rischio, semmai, è che tante partenze mettano di cattivo umore chi finora se n’è stato calmo e tranquillo. «Pensiamo all’oggi - riflette Nedved - senza guardare troppo avanti. Aspettiamo di capire chi resterà davvero, poi ragioneremo sul da farsi». Per quel che se ne capisce, la conferma di Trezeguet potrebbe non essere così lontana: «Finché non lo vedo arrivare in ritiro e allenarsi con noi, non ci credo», si cautela il ceco.
Potrebbe anche non bastare vederlo allenare, in realtà: il mercato resterà aperto fino a fine mese e l’attaccante franco-argentino potrebbe anche essere ceduto al fotofinish. «Chi resta deve aderire fino in fondo al nostro progetto», ha rilanciato Cobolli Gigli. Ibra non se la sente, tutto qui: «Gli ho parlato più volte - ha confermato Nedved - ma non c’è nulla da fare. Lui ha le sue idee e non le cambia. E poi, a dirla tutta, non posso essere io a convincere un compagno su quello che deve fare: sono affari che riguardano lui e la società, io non posso metterci becco più di tanto. Mi dispiace solo di non poter più giocare con un fuoriclasse, così come mi è spiaciuto vedere partire altri campioni che avevamo in squadra: non li giudico, mi limito a prendere atto e continuo a fare il mio lavoro».
A questo punto non resta che attendere: alla squadra sono stati concessi due giorni di riposo e la ripresa avverrà martedì mattina nel nuovo centro sportivo di Vinovo, a due passi da Torino. Dietro l’angolo, Milan e Inter continueranno a solleticare l’orgoglio e il portafoglio di Raiola, mentre la Juve tutta comincerà a farsi una ragione dell’ennesima partenza eccellente. «Non possiamo legarlo a una sedia», si è lasciato scappare Cobolli Gigli. Deschamps, intanto, prova a non perdere né la calma, né la pazienza: «Mi basterà essere soddisfatto al 99%, un allenatore non può pretendere il massimo» aveva detto alla vigilia dell'amichevole contro lo Spezia. Difficile però credere che, nella considerazione del suo allenatore, Ibra conti un misero uno.