Negazionismo, dai lefebvriani scuse al Papa

Arrivano le scuse dei lefebvriani a <strong><a href="/a.pic1?ID=324242">Benedetto XVI che oggi parla di Shoah</a></strong>. La Fraternità di San Pio X sconfessa il vescovo negazionista: &quot;Non riflette la nostra posizione&quot;. Fini: &quot;Sono ignobili quelle teorie&quot;. Ma Williamson esulta per il &quot;reintegro&quot; nella Chiesa. Il prelato si trova in un monastero in Argentina<br />

Città del Vaticano - I lefebvriani chiedono "perdono" al Papa per le affermazioni negazionistiche di un loro vescovo, monsignor Richard Williamson. Opinioni, scrive il superiore Fellay, "che non riflettono in nessun caso la posizione della nostra Fraternità". "Abbiamo avuto conoscenza di un’intervista rilasciata da monsignor Richard Williamson, membro della nostra Fraternità San Pio X, alla televisione svedese", afferma il superiore, mons. Bernard Fellay, in un comunicato rilanciato dalla sala stampa della Santa Sede.

Non ha alcuna autorità "In questa intervista, egli si esprime su questioni storiche, in particolare sulla questione del genocidio degli ebrei da parte dei nazionalsocialisti. È evidente che un vescovo cattolico non può parlare con autorità ecclesiastica che su questioni che riguardano la fede e la morale. La nostra Fraternità non rivendica alcuna autorità sulle altre questioni. La sua missione è la propagazione e la restaurazione della dottrina cattolica autentica, esposta nei dogmi della fede. È per questo motivo che siamo conosciuti, accettati e apprezzati nel mondo intero".

La polemica
Le polemiche non si placano. Il Vaticano ha ribadito la condanna delle teorie che negano la Shoah ma ormai non si fa che parlare dell'intervista choc del vescovo Williamson, uno dei prelati lefevriani "perdonati" da Benedetto XVI con la revoca della scomunica. Il dibattito infiamma la chiesa e la politica. Il presidente della Camera Gianfranco Fini parla di infamia aggravata dal fatto che sia messa in atto da un religioso. I vescovi svizzeri prendono carta e penna e, in una nota, condannano quanto affermato dal vescovo negazionista. Monsignor Kurt Koch, presidente della Conferenza episcopale elvetica definisce "intollerabile" la negazione della Shoah e chiede ai lefebvriani di riconoscere esplicitamente il Concilio vaticano II e la dichiarazione conciliare "Nostra aetate" sui rapporti con l’ebraismo. I vescovi svizzeri sono particolarmente sensibili alla "questione lefebvriana" anche perché il quartier generale dei seguaci di monsignor Lefebvre si trova proprio in Svizzera, ad Econe.

Resta la sospensione a divinis "Con un decreto firmato dal prefetto per la Congregazione per i vescovi, il cardinale Giovanni Battista Re, il Papa Benedetto XVI ha revocato il 21 gennaio la pena della scomunica contro i quattro vescovi della Fraternità sacerdotale San Pio X. Questo decreto è l’espressione della volontà del Papa di riassorbire lo scisma con una comunità che conta nel mondo alcune centinaia di migliaia di fedeli e 493 preti. Si è tuttavia prestata poca attenzione - sottolinea il presidente dei vescovi svizzeri - al fatto che questi quattro vescovi rimangono sospesi a divinis. Non è loro permesso, pertanto, di esercitare il loro ministero episcopale".

Evitare equivoci "Diverse reazioni - prosegue Koch - hanno manifestato una grande preoccupazione di fronte a questa decisione del Papa che tende la mano per la riconciliazione. Qui bisogna evitare equivoci: secondo il diritto della Chiesa, la revoca della scomunica non è la riconciliazione o la riabilitazione, ma l’apertura della strada verso la riconciliazione. Questo atto non è, dunque, la fine, ma il punto di partenza per un dialogo necessario sulle questioni controverse. Di fronte a queste profonde divergenze, questo cammino potrà essere lungo".

Intervista inquietante "L’intervista concessa da uno di questi vescovi alla televisione svedese poco prima della pubblicazione della revoca della scomunica - prosegue il presidente dei vescovi svizzeri - ha aggravato le preoccupazioni. Monsignor Richard Williamson vi affermava che non ’è evidenza storica dell’esistenza delle camere a gas e che solo due-trecentomila ebrei sono stati uccisi dai nazisti e non sei milioni. La Chiesa cattolica - sottolinea il presule - non può in alcun modo accettare questa negazione dell’Olocausto. Il portavoce vaticano ha preso posizione al momento della pubblicazione del decreto su queste affermazioni assurde e le ha definite totalmente inaccetabili. Noi, vescovi svizzeri, facciamo nostra questa condanna e preghiamo i membri delle comunità ebraiche svizzere di scusare le irritazioni di questi ultimi giorni. Coloro che conoscono Benedetto XVI e il suo atteggiamento positivo nei confronti dell’ebraismo sanno che non può tollerare gli sbandamenti indifendibili di monsignor Williamson".

Fini: infame che religioso sia negazionista "Le teorie negazioniste sono sempre infami ma lo sono ancor di più se ad esprimerle è un persona che ha un incarico religioso". Gianfranco Fini fa quest’affermazione nel corso del suo intervento alla Giornata della Memoria, organizzata alla Camera dei deputati. Il presidente della Camera non cita il vescovo lefebvriano Williamson, ma il riferimento è chiaro. 

Williamson esulta Il vescovo negazionista Richard Williamson canta vittoria, sul suo blog, per la reintegrazione nella Chiesa Cattolica. "I conciliaristi non hanno più il Papa solo dalla loro parte. La differenza è enorme" dice, assicurando che alla "Fraternità (lefebrvriana) di san Pio X" non è stato chiesto dal Vaticano un ritorno al "conciliarismo". Il vescovo si limita invece a parlare "campagna orchestrata dai media" per impedire la riabilitazione dei tradizionalisti, ma non accenna alle dichiarazioni in cui negava l’esistenza delle camere a gas naziste.

I lefebvriani chiedono scusa
I lefebvriani chiedono "perdono" al Papa per le affermazioni negazionistiche di un loro vescovo, monsignor Richard Williamson. Opinioni, scrive il superiore Fellay, "che non riflettono in nessun caso la posizione della nostra Fraternità". "Abbiamo avuto conoscenza di un’intervista rilasciata da monsignor Richard Williamson, membro della nostra Fraternità San Pio X, alla televisione svedese", afferma il superiore, mons. Bernard Fellay, in un comunicato rilanciato dalla sala stampa della Santa Sede.

Non ha alcuna autorità "In questa intervista, egli si esprime su questioni storiche, in particolare sulla questione del genocidio degli ebrei da parte dei nazionalsocialisti. È evidente che un vescovo cattolico non può parlare con autorità ecclesiastica che su questioni che riguardano la fede e la morale. La nostra Fraternità non rivendica alcuna autorità sulle altre questioni. La sua missione è la propagazione e la restaurazione della dottrina cattolica autentica, esposta nei dogmi della fede. È per questo motivo che siamo conosciuti, accettati e apprezzati nel mondo intero".

Williamson in un monastero argentino Un monastero in stile coloniale a 50 km dal centro di Buenos Aires: è il luogo dove si trova in queste ore il vescovo britannico Richard Williamson, che tra un viaggio e un altro all'estero risiede stabilmente nel seminario di Nuestra senora Corredentora, del quale è il direttore dal 2003. E' proprio in questo seminario, a La Reja, che Williamson ha seguito le polemiche di questi giorni, e ha ricevuto la notizia della lettera inviata dalla Fraternità di San Pio X al Papa chiedendo pubblicamente perdono per le affermazioni sulla Shoah del vescovo lefebvriano. "Padre Williamson sta riposando, in questo periodo non ci sono lezioni perché i seminaristi torneranno a marzo", ha detto padre Jacques Berrou, uno dei componenti della fraternità presieduta dal vescovo lefebvriano, incontrando l'Ansa nell'ingresso del seminario. "Non riceve nessuno e non vuole dire niente", ha proseguito il religioso francese, ricordando i numerosi cronisti che in queste ore si sono avvicinati a La Reja. "Vi manda la sua benedizione", ha detto, aggiungendo: "Se voi siete cattolici, dovreste essere contenti della revoca della scomunica". Nella congregazione di La Reja studiano una cinquantina di seminaristi, sia argentini sia di altre nazionalità. Nel ricordare che "anni fa c'era anche un italiano", il religioso ha aggiunto che "i corsi di formazione vanno avanti per sei anni, si svolgono con grande disciplina e includono, tra l'altro, diritto canonico e liturgia, ma non trascuriamo neanche la psicologia degli studenti". Nel monastero "non c'é la tv" mentre nella chiesa che fa parte del complesso "tutte le domeniche ci sono due messe, una delle quali cantata in gregoriano".