Negli aeroporti stagione di tagli, pronte al decollo solo le consulenze d’oro

Bonomi (ora dg) potrà nominare i consulenti. Il compenso? Non più di
300mila euro a testa L’opposizione fa ricorso sugli stipendi dei
presidenti Sea e Atm: «Il doppio incarico è un trucco»

In un anno non potranno incassare più di 300mila euro a testa. Ma in tempi di crisi per i lavoratori di Malpensa e Linate, i consulenti che il presidente di Sea Aldo Bonomi potrà nominare nelle nuova veste di direttore generale non avranno di che lamentarsi. Nelle criticata delibera che il cda di Sea ha votato il 12 dicembre, quando per «aggirare» i limiti della Finanziaria 2007 agli stipendi di presidenti e amministratori delle società pubbliche (non oltre il 70% di quello del sindaco) Bonomi si è dimesso da ad e si è assunto come direttore generale «salvando» i 550mila euro l’anno, si fa riferimento anche al potere di nomina dei consulenti. Il dg potrà sceglierli personalmente, attenendosi almeno «al limite di 300mila euro per singolo contratto. Nel caso in cui avesse durata pluriennale, tale importo va riferito a ciascun anno della durata complessiva». Protesta il capogruppo della Lista Fo Basilio Rizzo, che lunedì presenterà in consiglio comunale una delibera bipartisan di proposta consiliare sui compensi degli amministratori di aziende e società partecipate dal Comune, e anticipa: «Sto facendo esaminare agli avvocati il documento con cui Bonomi si è assunto con dg, se ci saranno gli estremi farò ricorso». Sorte che potrebbe toccare anche ad Atm se, come è ormai scontato, sarà la fotocopia del caso Sea. Le due aziende a novembre erano finite nel mirino del Tar della Lombardia, che aveva bacchettato il Comune per i compensi dei manager impegnando il sindaco ad «attivarsi affinché vengano ricondotti all’interno della legge». Ragion per cui ieri la giunta, anticipando di fatto la delibera di Rizzo, ha votato la linea di indirizzo da tenere venerdì prossimo all’assemblea dei soci Atm (di cui il Comune è proprietario al 100%). Per lo stipendio del numero uno, Palazzo Marino chiederà di «attenersi e conformarsi agli indirizzi espressi dalla Corte dei Conti». «Abbiamo deciso di dare questa indicazione - precisa il vicesindaco Riccardo De Corato -, pur non essendoci una norma di legge che ci obblighi a prevederlo. Ad agosto è stato convertito in legge il decreto del giugno 2008, prevedendo che entro ottobre il governo fissasse il tetto per le retribuzioni dei manager, ma non è stato fatto». Il Comune quindi invita formalmente Catania a tagliarsi lo stipendio (da 479mila a 79mila euro), ma non entra nella materia dei doppi incarichi (la prima versione della delibera anzi indirizzava in questo senso, ma la parte è stata cancellata). La palla passa al cda che sarà libero di ripetere la storia di Sea, pur esponendosi al rischio dei ricorsi: Catania dovrebbe dimettersi da ad e assumersi come direttore generale conservando il mega-stipendio. A differenza di Bonomi, che ha firmato un contratto a vita, potrebbe però «accontentarsi» di un mandato legato al sindaco e senza buonuscite milionarie. «Se si scegliesse la nomina di Catania a dg - ha anticipato Rizzo - sarebbe una sfida all’opinione che il consiglio prenderà lunedì e potrebbe andare incontro a ricorsi legali». An gira l’attenzione anche alle società di servizi. Un esempio su tutti, Malpensa Logistic Express: pochi giorni fa l’ad ha proposto l’assunzione di sé come dg, ma è stato stoppato dagli altri consiglieri. Contando la miriade di società collegate alle ex comunali «c’è un certo allarme, i cda vogliono attuare lo stesso escamotage - ammette il consigliere di An Marco Osnato -. Aggirare la norma è ipocrita, bisogna affrontare la questione con un ordine del giorno o una lettera all’Anci».