Negli undici campi nomadi si sogna la rivincita

Prendere un caffè qui all’angolo con Roberto Donadoni può anche costarti caro. Tira una brutta aria. «Te è meglio se non vai troppo in giro...» gli dice uno, con il sorriso, ma senza scherzare. «Tranquillo, sono abituato». Roberto Donadoni in realtà si chiama Antonio Bozzoni, fa il pubblicitario, ha un paio d’anni in più del ct, ma è identico a lui. Anche perchè è il suo sosia e gioca, e dove sennò?, nella nazionale Sosia. «Quando dico che non sono lui ma uno che gli somiglia mi dicono tutti: ma chi vuoi fare fesso? Vuoi passare inosservato, eh, furbone...» La cosa che fa ridere è che si occupa di formazione. Formazione professionale. Tiene corsi di motivazione e comunicazione. Giusto quello di cui avrebbe bisogno il ct. «Oddio qualche ritocchino ci vorrebbe, Roberto ha l’aria troppo patita. Dice vinceremo ma con l’aria di chi pensa perderemo. Non va mica bene così, anche per la truppa. Comunque se ha bisogno di me sono qua...».
A dire la verità sono in tanti a voler dare una mano. C’è la Romania, c’è da vincere, e i colleghi ct del ct non si tirano indietro quando l’ora del destino batte sui cieli della Patria. Bogdan Kwappik, per esempio, è polacco ed è il Lippi della Nazionale Senzatetto, due volte campione del mondo: la sua è un’Italia multietnica, fatta di argentini, croati, peruviani, e ironia della sorte il centravanti, Irinel Slataru, un’iradiddio, è romeno. Ha la sua filosofia: «A fare la differenza sarà la panchina. Lasciatevelo dire da gente che le panchine le conosce bene...» Spiega che ai mondiali anche lui perse la prima partita con l’Irlanda 3-2 «poi però abbiamo strapazzato la Repubblica Ceca per 14-0». Fosse per lui dentro Del Piero, il centrocampo della Roma e Materazzi non si tocca: «Per vincere bisogna avere fame, essere umili e vendere cara la pelle». Fidatevi dell’esperienza. Celeste Maione, Maradona dell’Internazionale Modelle, napoletana, attrice, modella, bellissima, ha un’altra idea: «Mando in campo le mie bambine in calzoncini corti a distrarre i romeni e poi vediamo come va a finire». Rimpiange Cannavaro, vuole i romanisti in campo e consiglia: «Il Ct faccia giocare Borriello che è carino da morire. Male che vada ci rifacciamo gli occhi...».
Don Claudio Burgio, parrocchia di Cinisello Balsamo, provincia di Milano, è l’anima della nazionale Sacerdoti, scrive canzoni, tifa Juventus, spinge per Del Piero e prega per il ct: «Visto in che guaio ci siamo cacciati non ci resta che raccomandarlo a San Siro... Ma lui ci faccia la carità di lasciare fuori Materazzi...». Dentro Del Piero anche per l’onorevole Gioacchino Alfano, Partito della libertà, capogruppo della commissione permanente Bilancio, tesoro e programmazione, e premier della nazionale Parlamentari. Non ha ancora mandato giù la sconfitta con l’Olanda e ha in mente un’Italia bipartisan: «Donadoni metta dentro un giocatore per squadra, o uno per regione - se la ride - facciamo una bella nazionale federalista. Ma unitaria». Sottinteso il suo Forza Azzurri. Franco Ricci, nazionale Stilisti, invece ci crede poco: «L’Italia? La vedo male...» Sarà questione di look. «Passiamo solo se giochiamo con il 4-4-2 e guai a toccare Toni». Beh, non che abbia fatto un gran figura con l’Olanda: «Ma ha visto però com’è elegante?...». Ah, già.
Chi ci crede è la nazionale delle nazionali, trent’anni di vita, 120 milioni di euro raccolti in beneficenza. Pupo è da tre giorni il nuovo presidente dell’Italia dei Cantanti «e se hanno eletto me tutto può succedere...». Però c’è un però: «La Romania è una brutta bestia e Mutu è un tosto, fiorentino come me. Ma se li battiamo superiamo il turno di sicuro. La Francia è ridotta peggio di noi». E Buffon che chiede scusa?: «Bravo. Ma preferisco vincere in silenzio stampa che perdere chiedendo scusa». Insomma, meno parole, più musica.
Già, ma Donadoni cosa dice? Finisce di bere il caffè e si guarda intorno. Cioè il suo alias: «L’Italia per vincere non deve somigliare a nessuno e tornare a essere se stessa». Un po’ generico però: «Eh, lo so ma a dire la verità io non sono mai andato allo stadio. E di calcio non capisco niente». Beh, se è per questo dopo Italia-Olanda qualche sospetto era venuto pure a noi...