Ma negli Usa frena il costo dell’energia

da Milano

Prezzi al consumo stabili a giugno negli Usa, grazie soprattutto al calo dei costi energetici, mentre le vendite al dettaglio hanno registrato un inatteso balzo dell’1,7%, trainato soprattutto dal settore auto che ha registrato un aumento del 4,8 per cento. L’aumento delle vendite di automobili è stato spinto dagli sconti offerti dalle case produttrici per alleggerire i magazzini. Al netto dell’auto, l’incremento delle vendite a giugno è stato dello 0,7%, superiore alle aspettative. In contrasto con questi dati, e derivante sempre dal settore auto, c’è l’aumento dei sussidi di disoccupazione, che hanno toccato quota 336mila, spostato però come tempi alla prima settimana di luglio, quando si registra la chiusura stagionale di molti stabilimenti.
Quanto ai prezzi, la sostanziale stabilità di giugno ha colto di sorpresa gli analisti, che si attendevano un aumento dello 0,2% ed è dovuta al calo del 2% fatto registrare dai prodotti energetici: i prezzi al dettaglio della benzina hanno registrato il punto più basso a metà maggio per poi risalire gradualmente. Il dato conferma così che l’accelerata d’inizio anno era dovuta essenzialmente al caro greggio e che ci si potrebbe attendere una nuova impennata a luglio, dopo che il barile è salito a quota 60 dollari.
I mercati si attendono che in questo scenario la Fed prosegua la stretta monetaria iniziata nel giugno 2004 e che possa essere deciso un aumento di un quarto di punto nella riunione di fine agosto, per arrivare al 4% a fine anno, contro l’attuale 3,25 per cento. Anche se la Banca centrale potrebbe fermarsi prima se l’economia desse forti segnali di rallentamento.
E c’è da segnalare che proprio ieri Merrill Lynch ha affermato che gli Usa potrebbero rallentare nella seconda metà dell’anno sulla scia degli alti prezzi energetici, del rialzo dei tassi e dell’apprezzamento del dollaro, anche se è possibile che «sia in vista la fine della stretta della banca centrale». Merrill Lynch prevede una crescita del Pil nel 2005 tra il 3 e il 3,5% e che i mercati azionari, nonostante il rallentamento dell’economia, registreranno andamenti migliori nel secondo semestre rispetto al primo.