Negozi aperti 24 ore su 24Confcommercio non vuoleMonti dice sì. Di' la tua...

Il governo ha liberalizzato gli orari degli esercizi commerciali. Confcommercio ha acquistato una pagina sui principali quotidiani per spiegare le ragioni del no. Dal referendum promosso dai Radicali nel 1995, e bocciato dagli elettori, all'accelerazione impressa da Monti. <strong>SONDAGGIO</strong> <strong><a href="http://www.ilgiornale.it/sondaggio_1a.pic1?PID=305" target="_blank">La liberalizzazione degli orari dei negozi può essere utile a rilanciare l'economia?</a></strong>

Volete trovare un negozio sempre aperto, anche di notte, in qualunque giorno dell'anno? Bene, andate all'estero. Da noi non si può, salvo rarissime eccezioni. Nel corso degli anni sono stati fatti diversi tentativi per liberalizzare gli orari degli esercizi commerciali, ma ogni volta c'è qualcuno che si oppone e riesce a fermare il cambiamento. Ovviamente opporsi è pienamente legittimo. Ma bisogna capire come mai in Italia, per un numero infinito di ragioni, non si riesca mai a liberalizzare il mercato (e non parliamo solo dei negozi e dei taxi). Ora ci prova il governo Monti. Vedremo come andrà a finire...

La spinta del governo

La manovra del governo tecnico ha introdotto la "liberalizzazione degli orari dei negozi estesa a tutto il territorio nazionale quale volano per i consumi". La misura c'era già ma valeva solo per i soli Comuni a vocazione turistica. Ora ci dovrebbe essere un cambio di passo: ''Ciò - come si legge nella relazione tecnica del governo - al fine di favorire le vendite e il conseguente rilancio delle attivita' commerciali, agevolando quindi la ripresa dei consumi e l'economia nazionale dei territori''. Sarà la volta buona? Staremo a vedere. Intanto si scatena la rivolta. A partire da Confcommercio, che già nel 1995 guidò la campagna per il No al referendum promosso dai Radicali per liberalizzare gli orari dei negozi (Sì 37,5%, No 62,5) e quello per l'abrogazione della norma che sottoponeva ad autorizzazione amministrativa (le licenze) il commercio (Sì 35,6%, No 64,4%).

Cosa dice Confcommercio

Con una pagina a pagamento acquistata sui principali quotidiani nazionali Confcommercio si è rivolta direttamente al presidente del Consiglio: "Presidente Monti ha cambiato idea? Noi no: liberalizzazioni sì ma per tutti. Concorrenza sì, ma come in Europa". Confcommercio accetta di guardare all’Europa, con "nessun limite orario giornaliero" per gli esercizi commerciali. Ma critica "la via della completa deregolamentazione dell’attività anche nelle giornate domenicali e festive". E spiega il suo ragionamento: "Non ci stiamo. Perché il sempre aperti, ventiquattro ore al giorno e 365 giorni all’anno, è una condizione insostenibile". Ma per quale ragione? Eccola: "E' insostenibile per le piccole imprese, difficilmente sostenibile anche per le grandi imprese. Non ne guadagnerà la concorrenza, non ne guadagnerà la qualità del servizio".

Cosa pensano gli italiani

Una recente indagine condotta da Ipsos (7 luglio 2011) sulla liberalizzazione degli orari dei negozi indica che il 78% degli italiani è a favore, per le città a vocazione turistica (com'era stato approvato nella manovra estiva). L'ex ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, aveva parlato di misura "rivoluzionaria per il turismo".

Lungo braccio di ferro

Dare la possibilità ai negozianti di tenere aperta la propria attività commerciale quando lo desiderano potrebbe portare buoni risultati per l'economia. Oppure no. L'unico modo per saperlo con certezza è sperimentare. Fu Bersani, nel '98, a imprimere una prima accelerata sulla liberalizzazione, cancellando il potere dei Comuni di fissare le distanze tra un esercizio e l'altro. Da allora ci sono stati altri cambiamenti, mai epocali. L'ex ministro Tremonti aveva previsto che, in via sperimentale, dal prossimo 2 gennaio, Comuni e Regioni avrebbero dovuto adeguare le normative in modo da eliminare ogni limite in materia di orari. Poi il nuovo governo Monti ha deciso di andare a fondo su questa strada. E' prevedibile, ora, un duro braccio di ferro sulla questione. Accanto a Confcommercio si dovrebbero schierare anche alcune forze politiche. Di sinistra ma non solo. Chi è più sensibile alle istanze della Chiesa cattolica, infatti, probabilmente sceglierà di battersi contro la liberalizzazione per difendere il riposo domenicale