Negozi aperti anche la domenica ma il pane fresco resta vietato

Chissà se anche i milanesi del Duemila reagiranno come i parigini che una mattina del 1871 si trovarono senza baguette fresca. La proposta di legge della giunta regionale è animata dalle medesime buone intenzioni che avevano i rivoluzionari della Comune di Parigi quando vietarono il lavoro notturno delle panetterie, scatenando le proteste della città rimasta a corto di filoni croccanti. In Lombardia e a Milano il divieto riguarderà la vendita di pane fresco la domenica, nonostante la possibilità di aprire la domenica che sarà concessa a tutti i negozi del centro storico e, in molti casi, anche agli esercizi commerciali nel resto della città. «Salvo deroghe motivate da parte dei Comuni interessati, non è consentita la vendita di pane la cui panificazione è effettuata nelle giornate domenicali e festive» recita il progetto di legge di iniziativa della giunta, che spiega anche lo spirito del divieto, ovvero «garantire il riposo settimanale degli addetti».
Il testo è all’ordine del giorno della commissione Attività produttive e il presidente, Carlo Saffioti, difende lo spirito dell’eccezione: «Si tratta di una professione molto particolare, che costringe al lavoro notturno. Per questo è importante garantire condizioni adeguate». Sono gli stessi panettieri ad aver chiesto di poter trascorrere la domenica in santa pace. Antonio Marinoni, presidente dei panificatori, spiega: «In Lombardia ci sono seimila aziende da due o tre dipendenti l’uno ed è chiaro che non sarebbero in grado di garantire la turnazione domenicale senza entrare in crisi. Se la grande distribuzione aprisse vendendo pane fresco, i panifici dovrebbero chiudere tutti. Non dimentichiamo che nel settore c’è già un grave problema di manodopera: ci mancano mille dipendenti, nessuno vuole fare il prestinée perché abbiamo orari troppo massacranti».
Pane fresco a parte, il progetto varato dalla giunta Formigoni prevede una sostanziale liberalizzazione delle aperture domenicali, totale nel centro storico («nelle aree a forte attrattività») e molto consistente nelle altre zone della città. Saranno ventinove o trenta (più di una su due) le domeniche in cui i negozi avranno la possibilità di tenere aperto ovunque. Inoltre, i negozi potranno tenere aperti dalle cinque del mattino e fino a mezzanotte (con un limite massimo di tredici ore al giorno). Insomma, ciascun esercizio potrà scegliere in quale fascia della giornata preferisce operare.
Una rivoluzione che molti piccoli esercizi vedono come una minaccia, una forma di concorrenza sleale da parte di supermercati e centri commerciali, ma che entusiasma i consumatori. Secondo un sondaggio della Bocconi (ottobre 2006) il quaranta per cento degli italiani vuole il raddoppio delle aperture straordinarie, un venti per cento vorrebbe i negozi aperti tutte le domeniche e un ulteriore venticinque per cento chiede almeno una domenica al mese di shopping festivo. E d’altra parte, basta fare un salto nei supermercati aperti la domenica per accorgersi del business.

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