Negozianti minacciati dai centri sociali: «Chiudete o sono guai»

MilanoOggi a Milano lavoreranno 4mila negozianti. Ma su ognuno di loro pende una minaccia, nemmeno tanto velata. È il messaggio dei seguaci di San Precario: «Chiudete o ve ne pentirete». I precari dei centri sociali ancora una volta si schierano contro chi lavora e, pur di difendere una festività, annunciano di mettere a ferro e fuoco il centro della città. Infiltrati nel corteo dei sindacati, cercheranno di boicottare l’apertura dei negozi. E si teme, pure quest’anno, il peggio. Tanto che l’allerta da parte delle forze dell’ordine è massima. «Vi ricordate il 2004? Anche allora - si legge nel testo dell’anatema di San Precario ai negozianti - tentaste di scippare la festa dei lavoratori e San Precario fece sentire la sua rabbia: picchetti e chiusura immediata delle attività aperte. Ma san Precario può anche farvi ravvedere e aiutarvi a prendere la decisione più giusta». Una minaccia bella e buona. «Altro che, è un avvertimento mafioso» insorge il vicesindaco milanese Riccardo De Corato.
La tensione era già alta nei giorni scorsi: da una parte il Comune che ha voluto concedere ai commercianti la possibilità di lavorare. Dall’altra i sindacati, con la Cgil in prima linea, che hanno indetto uno sciopero e hanno chiesto la chiusura dei negozi fino a ieri. Proprio loro, che dovrebbero difendere gli interessi dei lavoratori. Non solo, i confederali si sono spinti oltre ed hanno invitato l’assessore alle Attività produttive Giovanni Terzi a non presentarsi al corteo del Primo maggio. Furente il sindaco Letizia Moratti: «C’è ancora chi crede che la Festa del lavoro sia il patrimonio di una parte e non di tutti». In tutto questo, i veri vincitori sono i commercianti (a meno che i centri sociali non li costringano a chiudere). «Noi vogliamo lavorare - sostengono i gestori dei negozi - Abbiamo bisogno di lavorare». E infatti solo oggi si prevedono incassi per 10 milioni di euro.