Negramaro, sorpresa all’Arena: "Il nostro è un rock di pancia"

Sono la prima band italiana a suonare nel tempio della lirica di Verona. Il loro <em>Parlami d’amore</em> è il tormentone dell’estate

Milano - Ma loro no. Le altre tournèe zoppicano, qualche volta inciampano o si nascondono dietro numeri fasulli. I Negramaro tutt’altro: filano a colpi di tutto esaurito, roba d’altri tempi perché stavolta nessuno può obiettare nulla, neppure volendo. Questi ragazzi pugliesi piacciono al pubblico e pure alla critica, hanno confezionato il tormentone dell’estate (Parlami d’amore) e un cd (La finestra) che accatasta recensioni a cinque stelle, insomma sono il vero fenomeno italiano di questa estate zingara e incerta. D’altronde ci sarà un motivo se stasera diventeranno la prima rock band italiana a suonare all’Arena di Verona: sanno muovere il loro pubblico e, mica poco, i biglietti hanno un prezzo accessibile. Merito anche della Barley Arts, che ha organizzato un tour capillare ed equilibrato. E soprattuto merito dei Negramaro che per la cruna del loro ago sono riusciti a far passare tutto: qualità delle canzoni, orecchiabilità (al ritornello di Parlami d’amore è difficile resistere e infatti è il più trasmesso dalle radio) e passione come c’era una volta. Il segreto? Sono la band della porta accanto eppure suonano come musicisti di lungo corso. Una rarità, fidatevi.

Giuliano Sangiorgi, lo sa che il pubblico conosce già a memoria i brani del nuovo album?
«E dire che è uscito da così poche settimane. Me ne accorgo sul palco: talvolta sbaglio ancora i testi delle canzoni e guardo le labbra del pubblico davanti a me. Così riprendo il filo delle parole».
Finora i vostri più che concerti sembrano cori dall’inizio alla fine.
«Sia Jovanotti, che ci è venuto a trovare a Collegno, che Elisa, che è venuta sul nostro palco a Tarvisio, hanno detto che sembra un concerto di classici più che di brani nuovi».

È per questo che ringrazia sempre. Dicono che sia un «ringraziatore» esagerato.
«Lo so, mi accusano di poulismo eppure che ti devo dire: è quello che penso. Io voglio ringraziare il pubblico per quello che ci dà. Noi non ce lo saremmo aspettato di sicuro».

Sangiorgi, dicono tutti così.
«Io stesso non so se sarei stato capace, come fan, di dare così credito a un gruppo prima di averlo valutato più e più volte, leggendo i testi e ascoltandolo dal vivo. Invece la fiducia è stata immediata fin dal giorno dopo l’uscita del disco».

D’altronde venite da due anni boom. Le premesse c’erano: Mentre tutto scorre è stato uno degli album più acclamati del 2005.
«Però per registrare La finestra siamo andati qualche mese a San Francisco così ci siamo staccati da tutto e da tutti. La domanda era: riusciremo ad emozionarci di nuovo come fosse la prima volta?».

Risponda.
«È venuto un disco di pancia, ci siamo emozionati. Anzi, adesso posso aggiungere un’altra parte di risposta».

Prego.
«Io scrivo i testi con inscoscienza, senza mediazione. Credo che il pubblico se ne sia accorto: alla fine le viscere dell’artista si uniscono a quelle della gente in sala. Questo credo che sia la mia massima idea di musica dal vivo».

Anche all’Arena di Verona?
«Quello è l’evento, non mi sarei mai immaginato di arrivare fin qui in così poco tempo».

Magari ci ritornerete anche come vincitori del Festivalbar. Siete candidati fortissimi.
«Ma non pensiamo di vincere nulla. Anzi, con un pubblico così abbiamo già raggiunto il nostro obiettivo. Noi seguiamo la pancia, alla fine è lei a decidere dove andiamo».