Nei canestri di Armani manca ancora lo scudetto

Lo stilista ha assicurato cinque milioni nel prossimo triennio

Giorgio Armani guarda il ragazzino sulla tribuna alta del vecchio Palalido: porta una canottiera dove la scritta AJ è bella grande, ha un suo profumo. Gli basta per capire che se tre anni fa ha lanciato un salvagente all'Olimpia, la più gloriosa delle società di basket italiane, ora deve fare qualcosa di più perché ogni passione cerca il suo nutrimento: ancora tre anni insieme, guardando all'Europa dove piantare di nuovo la bandiera bianca e rossa.
Adesso tutti ballano e ridono nell'albergo in zona Venezia, il Diana, dove c’è Adriano Galliani, l'architetto dell'operazione salvezza, l'uomo che ha costruito l'isola delle sponsorizzazioni protettive. Ballano e brindano, ma l'inverno era stato freddo e qualcuno temeva di perderlo il profumo di Giò, perché certe cose non funzionavano, perché non c'erano vere affinità elettive, ma poi hanno vinto quei ragazzi lassù, ma anche quelli laggiù sul campo, cominciando dal Danilo Gallinari, Gengis Gallo, diciottenne che rappresenta davvero quello che un uomo di stile cercava nella squadra da sostenere: bellezza, qualità, talento in progresso.
La voleva così già all'inizio, ma gli dissero che andavano bene i veterani, l'usato sicuro. Fece bene a crederci perché al primo assalto fu finale scudetto. Ma non era quello che sognava. Male l'anno scorso, cambio di allenatore in corsa, un po' meglio adesso, anche se nessuno ancora capisce che anima possiede questo gruppo tenuto insieme dall'orgoglio, più che dalla sapienza, di Sasha Djordjevic, artista in campo che, dirigendo da fuori, si aspetta reazioni come le sue, un cobra reale, senza rendersi conto che certe cose vanno dette, imposte.
Ora Milano viaggia in seconda posizione, è messa bene per correre, sperando che da qui in poi corra sempre più forte e non annoi con un gioco troppo pensato e poco aggressivo, sperando in un posto in Eurolega per la prossima stagione: se accadrà il contributo di Armani diventerà anche più sostanzioso dei 5 milioni promessi per il triennio. La società respira, chi la dirige, grazie anche ad altri sponsor arriverà ad avere in casa per l'anno prossimo 10 milioni di euro, abbastanza per combattere con Mosca, Tel Aviv, la Spagna, i greci, ma qui nascerà il contrasto. Armani vuole tanti Gallinari, cominciando a chiedere che questo rimanga e non voli subito nella Nba.
Il problema è legato alla guida tecnica. Chi non ama Djordjevic fa i nomi di Scariolo, che ha già smentito, e del Recalcati part time dalla Nazionale. Il problema è dare forza al gruppo, cercando gioventù e talento, magari partendo dall'Amoroso di Montegranaro, andando avanti su giocatori come Belinelli, su ragazzi come il 15enne della Bosna Sarajevo che hanno già preso a Barcellona perché su questo angolo del mondo pochi perdono tempo a guardare cassette. Armani resta, ma vuole chi ama l'idea del pericolo sul campo. Chi tiene i conti non deve temere più nulla. E in città potrebbe arrivare una seconda squadra, magari da Casalpusterlengo, aprendo altri scenari.