Nei carruggi di una città impigrita spunta il cadavere di un travestito

Quella variopinta, palpitante giostra di etnie che anima i caruggi di Genova è lo scenario che Paola Pettinotti, classe 1965 e genovese d'adozione, ha scelto per il suo primo romanzo «Ghetto. Un’indagine nei caruggi dei travestiti», Fratelli Frilli Editori. Scavando nel buio dei vicoli, custodi di vite, storie e segreti, Paola ha modellato una serie di personaggi così coloriti, stravaganti e intimamente fedeli a se stessi che sembra quasi abbia copiato la realtà. E chi conosce quel «mondo parallelo» che sono i vicoli genovesi sa bene che lì, al riparo dalla luce, la vita a volte è così intensa, viscerale e sanguigna… da sembrare un romanzo. Noir, in questo caso. Forse perché è il genere che «tira» maggiormente in libreria, o forse perché nero è il colore del «ghetto» e della pelle di moltissimi suoi abitanti. Noir perché c'è di mezzo un mistero, un omicidio, ma il colore del romanzo è tutt'altro che nero e contiene tutto il calore che le vite umane sprigionano quando si intrecciano. «Via Pré è tranquilla: le solite africane con vestiti coloratissimi che esplodono qua e là come strani fiori nel buio dei ponteggi, qualche tossico marcio, gruppi di maghrebini davanti ai Kebab Express, teoria infinita di Phone Center, bottegucce di cibi etnici, vetrine di orologi in varia plastica, capannelli di comari napoletane sedute sullo scalino, capelli tinti e ciccia in evidenza. Un po' di bimbi sparsi, di quelli che nessuno si premura di portare ai centri estivi o all'Expo sotto stretta sorveglianza. Tutto di una normalità rassicurante».
La ragnatela di personaggi è stata tessuta intorno alla figura di Fabio Bozzo - da sempre e da tutti scambiato per l'omonimo Fazio -, il protagonista che si troverà suo malgrado a vestire i panni di «detective fai da te» dopo la scoperta del cadavere del travestito Mery, nella sua casa di Vico Untoria. In realtà l'investigatore è la sua vera professione, ma ereditata malvolentieri dal padre. Fabio appare come il tipico 35enne, scapolo e senza particolari slanci vitali se non il quotidiano mescolarsi ai divertimenti che si accendono tra i vicoli e nelle «tane» di chi vi abita. Descrive Genova come «un serpente che si è appena mangiato un coniglio», per la sua forma stretta e lunga ma soprattutto per la sua cronica assenza di stimoli e prospettive. Ci voleva proprio l'assassinio della Mery per movimentare un po' le sinapsi intorpidite del buon Fabio, protagonista e voce narrante di questo romanzo che a tratti trascina - stupendo l'incipit - e a tratti odora di «già sentito». Forse perché è troppo simile alla realtà, o forse perché Paola, bravissima autrice di racconti fantasy (e di professione guida turistica) è al suo debutto come romanziera. Una «prova d'autore» in cui l'energia si avverte, ma ancora non trova la sua migliore forma espressiva. Ma, siamo certi, «Ghetto» è solo un inizio.