Nei cartoon di Rania scoppia la pace tra Occidente e Islam

Silvia Kramar

da New York

A calmare la crescente ostilità tra gli americani e l'Islam non sarà certo il prezzo del petrolio. Né tantomeno la fine del terrorismo o una miracolosa comprensione bilaterale fra mondi diversi come il giorno e la notte. Ma forse, tra qualche settimana, a smantellare la tensione tra gli statunitensi e i musulmani di Paesi come l'Irak saranno due personaggi dei cartoon con l'arma più vecchia del mondo: l'umorismo. Ben e Izzy sono una strana coppia di undicenni. Americano il primo, giordano l'altro. Spilungone, biondo e un po’ saccente l'uno; piccolo, castano e un po’ cattivo l'altro.
Ben e Izzy sono i personaggi di una nuova serie di cartoni animati prodotti dalla regina Rania di Giordania, che lunedì li presenterà in una serata di gala al Museo Metropolitan di New York. Cinquecento gli invitati di una lista che comprende i vip della diplomazia, dei media e di Hollywood; e la giovane moglie di re Abdullah II ha persino convinto la leggendaria giornalista tv Barbara Walters a fare da annunciatrice di un galà in cui verranno mostrati i primi quattro minuti di questa nuova serie animata. Che è in cerca non di un autore ma di una rete televisiva come la Disney, la Cartoon Network o la Nickelodeon, che sia disposta a rischiare e a mandarla in onda in tandem con il Medio Oriente.
Il pedigree di questi cartoni è unico: Ben and Izzy è stato creato da una casa di produzione giordana chiamata Rubicon, che ha usato una tecnologia tridimensionale costosa e sofisticata come quella già adottata per i film animati Toy story e Finding Nemo. La Rubicon è controllata da una giovane donna di nome Randa Ayoubi, che sfoggia un master dell'Università di Harvard e anni d'esperienza nel mondo dei media americani (dove è cresciuta guardando i vecchi Flintstones e Tom and Jerry).
Il creatore di Ben and Izzy è a sua volta un americano, David Pritchard, che per anni ha lavorato ai Simpsons e che ha inserito nel suo team tre iracheni, un giordano e un palestinese. «I miei quattro figli adorano i cartoon made in Usa - ha raccontato la regina Rania - io sono cresciuta seguendo Bugs Bunny. Ma non vedo perché, mentre li divertiamo, non possiamo insegnare ai ragazzini americani e a quelli arabi a volersi bene». Quando più di un anno fa insieme a Pritchard ha proposto la serie a suo marito, spiegando che le 26 puntate sarebbero costate sette milioni di dollari, re Abdullah II ha semplicemente risposto: «Fai come vuoi, ma che siano divertenti». Sono nati così i personaggi di Ben e di Izzy: il primo, Benjamin Martin, è figlio di un archeologo e nella presentazione della serie è definito «un simbolo del suo Paese: grande, energico e, in negativo, egoista, xenofobo e competitivo fino all'estremo. Come l'America, anche Ben a volte si getta in qualche impresa senza prima riflettere». Izzy invece, Issam Aziz, è «piccolino, studioso ma anche esageratamente serio, superiore, pieno di sé e a volte un po' perfido».
Dopo un inizio difficile, la loro amicizia fiorisce; capiscono che «insieme possono conquistare il mondo», grazie anche alla presenza di un genietto chiamato Jasmine che li salva dalle grinfie di un commerciante d'arte, perfido e grasso, chiamato Clutchford Wells.
Ben e Izzy viaggiano pure a ritroso nel tempo: in una puntata incontrano Mark Twain, che in gioventù aveva visitato le rovine di Petra. Li vede litigare: «Ben è come tutti gli americani, maleducato e pieno di sé», sputa sentenze Izzy prima che lo scrittore l'afferri per il mento e gli dica: «Non giudicare mai un Paese, giudica solo l'individuo». Ma le sfide sociali e politiche si limitano a brevi lezioni che i due ragazzini assorbono senza fiatare: i creatori giordani hanno infatti attentamente tralasciato i dialoghi provocatori e mai, nelle 26 puntate, hanno osato paragonare il cristianesimo all'Islam o all'ebraismo.