«Nei collegi il nuovo movimento è già realtà»

da Roma

Fabrizio Cicchitto è vicecoordinatore di Forza Italia. Ritiene che con questo Consiglio nazionale di Forza Italia «ci sia stata una svolta significativa perché d'ora in poi non ci sarà più il tormentone su Berlusconi che si ritira e sul partito che si scioglie». Sul partito unitario del centrodestra è fiducioso perché «lavoriamo nella logica della semplificazione».
Onorevole Cicchitto, laici e cattolici sapranno fondersi nel nuovo partito unitario del centrodestra?
«Si sono già aggregati in Forza Italia. La novità dell'operazione politica di Silvio Berlusconi è stata proprio quella di aver unito laici e cattolici in un nuovo movimento. Certo il partito unico deve recepire questo su una scala più ampia perché deve coinvolgere l'Udc e aggregare la destra democratica. Nel passato un filone della cultura cattolica e un filone laico-liberalsocialista hanno resistito ai due totalitarismi. Oggi questi due filoni possono esprimere i valori per mobilitare la società civile nei confronti del fondamentalismo islamico. Tutto questo è nella logica della semplificazione del panorama politico. D'altronde viviamo una situazione paradossale con uno scontro frontale fra i due poli mentre all'interno di queste aggregazioni c'è un pluripartitismo così accentuato che ingolfa il sistema».
Secondo lei il partito unitario si farà e quando?
«È chiaro che ci vuole un naturale decorso. Personalmente non ho pregiudiziali sui tempi ma credo che sia più probabile che la sua precipitazione finale avvenga dopo le elezioni. Si tratta di un processo per cui alcuni passaggi intermedi devono partire da subito come le rappresentanze parlamentari unitarie e altri organismi di coordinamento per l'elaborazione del programma e per le liste. Di fatto nei collegi uninominali il partito unitario è già una realtà».
All'avvio della fase costituente i partiti della Cdl non sembrano in condizioni brillanti?
«Certamente non è ipotizzabile costruire il partito unitario sulle macerie di Fi e di An. In questo senso sono molto contento che dalla riunione di oggi sia emerso un forte impegno per il rilancio del partito. C'è stata una svolta significativa: d'ora in poi non ci sarà più il tormentone su Berlusconi che si ritira e sul partito che si scioglie».
Teme che qualcuno voglia superare il bipolarismo?
«Non condividiamo una versione non bipolare del proporzionale. Vista l'aria che tira in certi ambienti rischieremmo un tuffo nel trasformismo e nella intercambiabilità delle alleanze. Il bipolarismo è un dato permanente e positivo».
Qual è il suo modello preferito?
«È il sistema spagnolo basato su circoscrizioni elettorali molto piccole che consentono un'espressione proporzionale ma collocata nel quadro di un'alleanza politica. Non mi convince invece il cosiddetto “provincellum” perché abolisce il bipolarismo e ridimensionerebbe le grandi aggregazioni geoelettorali come la Lombardia, il Veneto, la Puglia e la Sicilia che invece pesano e possono essere il punto di forza del centrodestra».
Ha detto che il nuovo soggetto politico deve riuscire ad aggregare la destra democratica, i cattolici liberali e sociali, i laico-repubblicani, i liberalsocialisti, e rinnovare l'alleanza con Lega, Nuovo Psi e altre forze anche di centrosinistra. Non è un po' troppo?
«È nella logica del bipolarismo. E poi mi sembra molto più variegato il centrosinistra che va dai trotzkisti, che costituiscono il 40% di Rifondazione comunista, a Mastella: un'alleanza elettorale che non reggerebbe la gestione di un governo. Oggi il centrosinistra sarebbe già in crisi sul piano della politica estera».