Nei giorni dei Papa Boys in Spagna fa discutere un video di un club di Liga

Non posso pensare che alcuni dei papa boys siano tifosi del Getafe. Non posso immaginare che Benedetto XVI sia stato informato dell'iniziativa pubblicitaria che accompagna e che, in passato, ha sollecitato la campagna abbonamenti della squadra di calcio spagnola che gioca nella Liga principale e ha sede e casa nella periferia della capitale.
Quelli dell'agenzia El Ruso de Rocky devono avere un pallino fisso nella loro cabeza. Quattro anni fa provocarono la reazione furibonda della Chiesa. Lo spot pubblicitario del club, in piena crisi di spettatori, che chiamava a sé nuovi iscritti non era altro che una riedizione del calvario e di affinità varie religiose. Il Cristo in croce si rifiutava di morire per il proprio Padre, eterno: «Per un tuo capriccio no, per te no, prima di te c'è una squadra». Il Getafe. Va da sé che la pubblicità venne stoppata, le anime pure si ribellarono, i tifosi avversari sguazzavano nelle risate.
Seguirono altri due momenti creativi della stessa agenzia, sempre per il medesimo club in crisi di "aficionados" e di entrate. In uno spot, un mostro provava a mettere paura a un bambino, annunciandogli che avrebbe distrutto qualunque sogno, qualunque illusione: «Vai via, vai da chi potrà occuparsi di te» ma il bambino non mollava l'affetto, prendeva la mano del gigante mostruoso e insieme andavano verso il sogno, il Getafe. In uno spot successivo un koala cercava di muovere a commozione un tifoso, suonando al piano una melodia tristissima e raccontando, con essa, la propria magrissima esistenza, tra pupazzi abbandonati, maltrattati, sull'orlo del suicidio con una canna attaccata al tubo di scappamento dell'automobile: «Ti ho commosso?» chiedeva alla fine dello strazio l'improbabile pianista ma il tifoso, seduto sul divano, rispondeva seccamente: «No». Didascalia: «Assenza di sentimenti fino al prossimo campionato».
Quest'anno quelli del Getafe, nella persona del direttore del marketing, il messicano di Puebla Josè Antonio Cuetara Priede, hanno avuto l'idea del secolo in contemporanea con l'arrivo del Papa a Madrid. La nuova campagna abbonamenti prevede infatti un appello a donare il seme perché «più saremo e più saremo forti». In breve si vede un tizio tifoso "azulone" che si presenta alla banca del seme dove gli viene consegnato un video porno firmato dal club di football. Il filmato ha come titolo «Zombies calientes del Getafe». Seguono immagini di coiti, amplessi, accoppiamenti, varie ed eventuali, le calientes partecipano al progetto per un totale che porta alla soddisfazione del tifoso e alla moltiplicazione del popolo "azulone". Andate e moltiplicatevi era il messaggio divino per Adamo ed Eva ma in questo caso l'invito a mettersi in movimento prevede altre posture anche se paradisiache.
Il Getafe, tra l'altro, è di proprietà dell'emiro Sheikh Butti bin Suhail Al-Maktoum in rappresentanza dello sceicco Mansur bin Zayd Al Nahyan che è presidente padrone del Manchester City e di Al Jazeera. Tra sesso e sceicchi il rapporto è storico ma ora con l'ingresso degli emiri nel football si è formato il triangolo perfetto. Il campionato spagnolo è fermo per sciopero, i Papa boys hanno vissuto un fine settimana di felicità e di fede. Da domani, però, qualcuno si metterà in coda. Anche le zombies calientes sono in stato di agitazione. Ma in un altro senso.