Nei mercati rionali l’etichetta nasconde la qualità e l’origine

MUTO COME UN PESCE È quasi impossibile capire se è fresco surgelato o allevato

Mercati rionali, a Roma è impossibile sapere con esattezza che cosa si compra sui banchi del pesce. Mancano le informazioni necessarie ai consumatori per pagare il giusto prezzo, per evitare raggiri, in qualche caso (come per i mitili) per salvaguardare la salute. È quanto emerge dall’indagine svolta nel 2008 dal Movimento difesa del cittadino su 481 banchi, 324 di ortofrutta e 157 di prodotti ittici, sparsi sul territorio nazionale.
I dati sono allarmanti. In Italia sette banchi su dieci non sono in regola con le norme europee sull’etichettatura (Regolamento CE 104/2000 entrato in vigore nel 2002). E proprio Roma detiene, insieme a Catanzaro e Torino, il record delle irregolarità. «Per frutta e verdura solo il 38 per cento dei venditori indica la provenienza - afferma il presidente dell’Mdc, Antonio Longo -. Nel caso del pesce è sempre più difficile per i consumatori italiani sapere se si tratti di un prodotto pescato o allevato».
A Roma, in particolare, secondo l’indagine dell’associazione di difesa dei consumatori, nessun banco del pesce è in regola. Nessuno indica il metodo di produzione, solo il 40 per cento indica la zona di provenienza. Pochi consumatori romani sanno, in sostanza, se il merluzzo o i calamari che acquistano provengono dai mari italiani o da quelli del Giappone o del Marocco, se sono di allevamento o pescati in altura. Indicazioni importanti anche sotto il profilo del prezzo. La differenza fra un prodotto ittico pescato e uno allevato può superare i 10 euro al chilo, avverte l’associazione. Per non parlare dei prodotti scongelati, «rinfrescati» con acqua di mare e venduti per freschi.
Anche per quanto riguarda l’ortofrutta, la capitale non fa proprio bella figura. Dall’indagine dell’Mdc infatti risulta che è molto difficile per i consumatori romani sapere se la mela che stanno per acquistare è davvero una Golden, se è italiana o se è di prima o seconda categoria. A Roma, infatti, appena il 13 per cento dei banchi ortofrutticoli rionali è in regola per quanto riguarda l’informazione al consumatore e solo uno su tre indica l’origine di arance o pomodori, solo uno su dieci la categoria, ossia la qualità in rapporto al peso.
«L’origine dei prodotti è fondamentale - avverte Longo -. Proprio in questi giorni il Movimento difesa del cittadino si sta battendo per l’introduzione dell’obbligo di indicazione della provenienza per la carne suina, in riferimento all’allarme carne irlandese alla diossina. È però inutile ottenere l’obbligatorietà se poi le norme non vengono rispettate. Soprattutto nei mercati rionali è necessario intensificare i controlli».
Il Movimento difesa del cittadino, oltre ai dati del monitoraggio, fornisce anche i numeri e le storie di «Italia a Tavola 2008», il quinto Rapporto sulle frodi e la sicurezza alimentare. Dall’etichettatura alla conservazione all’igiene sono tanti gli inganni e le truffe sventati dai Nas e dall’Ispettorato sui prodotti agricoli. Nel Lazio lo scorso 16 marzo un blitz in mare della Guardia Costiera di Anzio ha portato per esempio al sequestro di ben 46 ceste strapiene di cozze pescate in zone vietate e pronte per essere immesse sul mercato romano con grave rischio per la salute pubblica. In questo caso l’illecito venne scoperto in tempo, ma quante volte questo non accade?
In vista del tradizionale cenone di Natale, per finire, l’Mdc fornisce una piccola guida per orientarsi sui banchi del pesce. Quello fresco deve avere un odore tenue, marino, gradevole, un aspetto brillante, un corpo rigido, pupille nere, branchie rosee o rosso sangue. Quello non fresco ha invece odore acre e sgradevole, corpo flaccido e molle, pupille grigie, branchie giallastre.