«Nei miei thriller racconto i vizi della Milano-bene» Lucia Ingrosso presenta il suo nuovo noir: «Tra i miei personaggi un assicuratore cocainomane e una pubblicitaria rampante»

A Milano manca da troppo tempo un eroe che giri per le strade della metropoli di notte, affamato di soluzioni e nebbie protettrici di assassini. Che rispolveri i fasti del giallo alla Olivieri, alla Scerbanenco. Un eroe sobrio, seducente, disilluso ma non troppo cinico. Se manca anche a voi, potremmo suggerirvi un nome: Sebastiano Rizzo, ispettore dei quartieri bassi che conquista le prime pagine dei giornali occupandosi di un omicidio nella Milano bene. Rizzo è ora alla sua terza avventura, «Io so tutto di lei» (Kowalski) che l'autrice presenta oggi alla libreria Mlc (via Martinetti 20, ore 16.30) e Lucia Tilde Ingrosso, esperta di mode, tendenze e costumi, di cui si occupa per Millionaire, lo mette non a caso anche in questo romanzo - che vede protagonista un'attrice, ex presentatrice, moglie di un direttore di giornale, perseguitata da un pericoloso «stalker» - alle prese con un delitto nei quartieri alti.
Ma questa "Milano bene" come si distingue dall'altra Milano?
«In primo luogo dall'indirizzo. I miei protagonisti vivono tutti rigorosamente all'interno della cerchia dei Bastioni».
E da dove vengono esattamente?
«Molti fanno parte di una borghesia consolidata: per loro vivere in centro è un fatto scontato. Per gli altri, i parvenu, l'indirizzo diventa uno status symbol. A una festa chic, sentii dire a una ragazza: "Abito in via della Spiga. Mi affaccio e ho un muro davanti. Ma vuoi mettere scrivere l'indirizzo sul biglietto da visita!"».
Personaggi che ritroviamo in "Io so tutto di lei".
«L'attrice e il grande giornalista occupano un attico in corso Venezia, con ascensore privato e vista sul Parco e la Madonnina. La vittima di "A nozze col delitto" abitava in via Monti. E poi Pagano, San Babila, corso Magenta, Brera. I più "bohémien" stanno sui Navigli. Tutti guardano la città rigorosamente dall'alto».
Il suo è un romanzo a chiave
«Mentre scrivevo, mi sono resa conto che il giornalista somigliava sempre più a Vittorio Feltri: un po' ruvido, ma carismatico. Lei invece è molto liberamente ispirata a Marta Flavi, che ho conosciuto. Mi disse: "Io senza gli uomini sarei una povera disgraziata". Mi piaceva questo contrasto alla Miller-Monroe».
Il locale più "finto snob" di Milano?
«Forse il Tagiura: zona anonima, da fuori sembra un vecchio baretto. Invece ha molte sale ed è frequentato da pochi scelti vip, come Aldo Giovanni e Giacomo, che ci ha fatto il ricevimento di nozze a sorpresa. Però ci ho visto anche Lele Mora e Costantino... ».
Ormai chic e kitsch sono mescolati.
«Qualche distinzione c'è. I più sobri scelgono abiti su misura da Caraceni o ristoranti come Alla Collina Pistoiese. Tra i miei personaggi, un assicuratore cocainomane passa le notti fra l'Alcatraz, l'Hollywood e il De Sade. A una pubblicitaria rampante faccio dire: "Gli uomini devono avere belle scarpe. E le belle scarpe non costano mai meno di 500 euro". Importantissimo il fitness. La pr di La morte fa notizia si teneva in forma al Downtown, l'attrice dell'ultimo libro fa pilates allo Skorpion».
E i salotti?
«Più discreti che a Roma. Qui non si riceve "caciarone style". Si inventa il pretesto intellettuale, letterario o commerciale, l'evento anche solo per un aperitivo».
E Rizzo dove vive, che locali frequenta?
«Lui è di estrazione proletaria. Vive in zona Sette, vicino a San Siro, va a correre al Parco di Trenno. Si nutre di surgelati o pizze al trancio. Ma quando porta fuori le ragazze, sceglie locali giovani e sfiziosi, come La casa dei ciliegi sul Naviglio Martesana o Joe Cipolla in via Vigevano».