Nei partiti cresce la voglia di riforma e ora il governo accelera sul Copaco

Marianna Bartoccelli

da Roma

Qualcosa dovrà cambiare. Di questo sono tutti convinti, maggioranza e opposizione. E se c’è chi spinge per accelerare la riforma, di cui si parla ormai da anni, sia nel centrodestra che nel centrosinistra, c’è anche chi come il ministro Amato afferma con chiarezza che prima è necessario che passi la tempesta suscitata dall’arresto del numero 2 del Sismi. E intanto si dovrà puntare a rafforzare i poteri del Cesis, la struttura che dipende dal Consiglio dei ministri preposta a coordinare l’intelligence militare (Sismi), diretta da Nicolò Pollari, alle dipendenze del ministro della Difesa e l’intelligence civile (Sisde), a capo della quale c’è il generale Mario Mori, alle dipendenze del ministro degli Interni. «La riforma dei Servizi - spiega Giampiero D’Alia dell’Udc, prossimo componente del Copaco che nella passata legislatura si è occupato della legge di riforma sui servizi per conto della Cdl - è ormai una necessità. Quello che è successo in questi giorni non solo indebolisce i nostri servizi che sino ad oggi hanno retto più che bene di fronte al terrorismo internazionale, ma danneggia la nostra credibilità internazionale. L’autolesionismo non paga». Così mentre l’inchiesta di Milano andrà avanti, il governo pare abbia deciso di affrontare la questione innanzitutto con un’audizione presso la commissione affari istituzionali del Senato e premendo affinché i gruppi e i presidenti delle Camere definiscano entro pochi giorni la costituzione della commissione parlamentare di controllo, il Copaco. È probabile che subito dopo si avvii il dibattito sulla riforma anche perché il governo si troverà ad affrontare il cambio dei vertici delle due strutture. Al Sisde andrà in pensione il generale Mori. E sono in tanti a scommettere che anche Nicolò Pollari, capo del Sismi, decida di lasciare, liberando il governo da un bel problema. Ma a questo punto si porrà la questione se nominare due nuovi vertici o accelerare i tempi di una riforma che punti alla costituzione di una unica autorità. Problema vecchio quando si parla di riforma dei servizi, che ha visto posizioni diverse in entrambi gli schieramenti anche in passato. A sinistra ad esempio Luciano Violante si è espresso a favore dell’autorità unica, mentre Amato preferisce parlare di «coordinamento e di garanzie funzionali».
«Il problema - ribadisce D’Alia - è la globalizzazione del terrorismo. Le competenze tra i due organismi in questo modo si sovrappongono e quindi è necessario adeguare le strutture alla situazione di oggi». È il problema che ha di fronte il legislatore, come spiega Massimo Brutti, dei Ds, anche lui futuro componente del Copaco, che nella passata legislatura aveva messo a punto una legge di riforma per la sinistra. «Credo che una struttura unica non possa andare bene, si accumulerebbe troppo potere in poche mani. Ma certamente dovremo puntare a rivedere i ruoli di ogni struttura. Forse bisognerà dividere tra interno ed esterno. Da dove viene la minaccia per lo Stato? Questo potrebbe essere un metodo per definire le competenze. Il nodo centrale rimarrebbe quello delle competenze sul controspionaggio».
Intanto anche Marco Rizzo del Pdci, così come aveva già fatto Gianfranco Rotondi della Dc, propone una commissione parlamentare d'inchiesta «che nei modi e nelle sedi preposte, lontano da spettacolarizzazioni e indiscrezioni, sappia fare luce e chiarezza sulle eventuali ombre, per stabilire la verità dei fatti».