«Nei privé la coca te la regalavano»

Che mestiere facesse, Pietro Tavallini detto “Pietrino” non lo sa spiegare neppure lui: «Mah, sì, boh, pubbliche relazioni…» risponde al pubblico ministero Frank Di Maio, che lo interroga il 2 aprile scorso nell’ambito del filone milanese dell’inchiesta su Vallettopoli. Di sicuro c’è che adesso, dopo avere deciso di confessare e collaborare, questo giovanotto è diventato l’accompagnatore ufficiale degli inquirenti nell’allegro mondo dei privé dei locali milanesi. È Tavallini a spiegare, a volte con dettagli assai coloriti, come nelle zone riservate delle discoteche più famose di Milano il consumo di cocaina avvenisse senza misteri, ai tavoli, nei corridoi, nelle affollate toilette dove si andava in cinque per volta: «E non certo - dice Tavallini - per fare la pipì tutti insieme».
Tavallini parla soprattutto dell’Hollywood di corso Como e del The Club in largo La Foppa, i due locali dove la fauna di sedicenti vip, di starlette e di sconosciuti dal portafoglio gonfio celebrava indisturbata i suoi riti. Negli ultimi quattro anni, il giovanotto racconta di avere consumate quantità crescenti di polvere. «Quanta?» «Parecchia» «Cosa intende per parecchia» «Parecchia intendo due, tre volte la settimana, anche tre o quattro». E quasi sempre senza pagarla: perché per regalare coca a Tavallini e alle belle ragazze che lo circondavano - Alessia Fabiani, Ana Laura Ribas, Fernanda Lessa, Ayda Yespica e via svelinando - gli altri avventori del locale facevano a gara. «Quando siamo col piede al tavolo basta chiedere “hai una riga?” e te la danno di base, fondamentalmente. Poi col fatto che son delle ragazze... Esco con Alessia Fabiani, vogliamo prendere della coca, allora chiediamo, qualcuno ce la dà sempre, andiamo in bagno, facciamo insieme e torniamo». Tra i più generosi Tavallini indica un misterioso Camillo, un emilano paffutello ospite fisso dell’Hollywood: «So che non lavora ma ha un sacco di soldi che poi spende nei locali». Ma descrive anche tanti altri giovanotti di belle speranze, «i soliti ragazzi che lavorano con la ditta del papà» e che in cambio della polvere regalata alla bellezza da rotocalco si accontentano quasi sempre di ospitare la fanciulla al tavolo per “spandere” con gli amici, tutti contenti di pagare 150 euro una bottiglia di vodka. Il pm Di Maio non si convince, chiede se per caso qualcuno dei benefattori finisca poi a letto con la ragazza di turno. Ma “Pietrino” smentisce, «Certo, a volte succede poi che vadano via insieme» ma «non sono ragazze che si vendono per una riga».
E i controlli? Tavallini spiega che se nella parte di locali riservata ai comuni mortali la security vigila o dovrebbe vigilare («all’Hollywood non ci sono questi grandi controlli») , nei privé il clima è decisamente più disteso: «C’è sempre una fila pazzesca all’interno dei bagni, non c’è la chiave, c’è gente che tira, gente che entra in bagno in quattro». D’altronde dice Tavallini, nei due locali la coca è quasi in libera vendita, «c’è la possibilità, basta chiederla». Al The Club, a fornire polvere in caso di bisogno era un pierre con tavolo fisso, Walter Agostoni, uno che «va sempre lì con una marea di modelle». E dopo, se proprio non si vuole consumare all’inpiedi o di soppiatto, ci si fionda in bagno. C’è stato un periodo, spiega, in cui il bagno del privé dell’Hollywood serviva quasi solo a questo scopo, visto che ai suoi fini istituzionali era inservibile: il water era sempre intasato, «la gente era costretta a fare pipì nel lavandino».