«Nein» della Merkel a Monti «L’Italia si arrangi da sola»

RomaFrau Merkel bastona il Professore: vuoi una mano? Arrangiati. Questo il senso della risposta alla richiesta di aiuto da parte di Monti che, nelle ultime ore, aveva parlato chiaro in un’intervista al Financial Times: «La Germania faccia di più per aiutare l’Italia a ridurre i costi di finanziamento del nostro paese», altrimenti «ci potrebbe essere una forte reazione negativa» fra gli elettori dei Paesi periferici dell’Eurozona. Stesso concetto espresso alla vigilia del summit di Berlino dell’11 gennaio scorso quando al quotidiano Die Welt il premier aveva detto: «Noi stiamo facendo enormi sacrifici ma l’Unione europea (leggasi frau Merkel, ndr) non ci viene incontro...». E ancora: «Si profila una protesta contro l’Europa e anche contro la Germania quale promotore dell’intolleranza Ue». Insomma, aveva paventato una rivolta antitedesca per ammorbidire la Cancelliera di ferro e il suo rigorismo d’acciaio. Il premier in pratica chiedeva una Bce più «rilassata» nell’intervenire a sostegno dei Paesi nell’occhio del ciclone; più attenzione per la «crescita dell’Eurozona»; regole «più flessibili» in materia di pareggio di bilancio e «maggiori strumenti» per il cosiddetto «firewall» contro il contagio. Ieri la risposta ufficiale da parte di Berlino: «Nein».
A parlare a Bloomberg TV è Wolfgang Franz, presidente dei consiglieri economici della Cancelliera: «La Germania è impegnata a risolvere la crisi dell’euro e la Cancelliera Merkel fa del proprio meglio per aiutare a risolvere la crisi ma i Paesi come l’Italia devono fare il proprio lavoro». Il braccio destro di frau Merkel più che un braccio teso verso gli italiani è un cazzotto nei denti: «L’Italia ha un’economia forte quindi gli italiani possono e devono aiutarsi da soli». Sull’altro nodo cruciale, quello di un ruolo differente della Banca centrale europea, il tedesco ci rifila invece un calcio negli stinchi: «Respingo fortemente gli acquisti di bond. Non di bond italiani ma di qualsiasi Paese». Ecco perché: «In Germania abbiamo avuto esperienze molto negative: negli anni ’20 la Banca centrale ha finanziato il debito pubblico e poi ha perso la propria indipendenza, con il rischio di creare alta inflazione». Sugli eurobond, poi, non se ne parla neppure: «Respingo anche questa opzione». Almeno a breve termine. «Abbiamo proposto un pacchetto di misure che faccia da ponte fra le soluzioni a breve della crisi dell’euro con quelle a lungo termine», concede. Tradotto: prima diventate tutti virtuosi come noi, poi potremmo riparlarne.
Insomma, la voce di Berlino dice che fino ad ora le missioni di Monti hanno fatto cilecca: grandi salamelecchi quando il Professore illustra le misure lacrime e sangue per renderci il più possibile tedeschi ma porte in faccia sul resto. Alla richiesta di ammorbidimento la Germania continua a rispondere con la carta vetrata. Così il Professore, che avrebbe dovuto abbattere lo spread, portarci fuori dalla crisi e convincere gli scettici Merkel e Sarkozy che siamo affidabili, rimane imbambolato a prendere schiaffi da entrambi: la prima ci ordina di tirare la cinghia punto e basta, anche a costo di morire soffocati; il secondo fa saltare il vertice di Roma perché sempre più sommerso in un francesissimo mare di guai. Monti mostra la sua debolezza e chiede un acuto del Parlamento per poter alzare la voce nei prossimi summit e perorare la nostra causa.
Cosa che farà anche oggi, in visita a Londra al premier Cameron. Missione complessa visto che la Gran Bretagna s’è sfilata dall’accordo tutto tedesco sul «fiscal compact» e Monti cercherà invece di riportarlo nell’ovile europeo. Compito difficilissimo posto che se la Merkel non cede sui suoi «nein», l’inglese fa lo stesso sui suoi «not»: no alla Tobin Tax, no all’accordo di bilancio Ue, no a nuove regole alla City e ai suoi servizi finanziari. In ogni caso, Monti ha un altro obiettivo oggi, forse più importante: convincere banchieri, fondi di investimento e fondi sovrani che la «carta Italia» non è «carta igienica».