Nel 1400 a Genova c’era già il quartiere a luci rosse

Da tempo si fa un gran parlare della prostituzione a Genova, in particolare quella esercitata nei «fondi» della Maddalena, con istituzioni, amministratori e politici che ogni giorno propongono nuove soluzioni e rimedi. Ma vogliamo ricordare come questo problema già ben esisteva nel passato e come la Repubblica di Genova lo aveva affrontato.
Sino alla metà del XVI secolo, prima cioè che fosse tracciata la cosiddetta Strada Nuova, oggi via Garibaldi, quella zona di Genova dove sorgerà la strada era chiamata Monte Albano e le sue falde giungevano nel quartiere della Maddalena, sottostante l'odierna via Garibaldi. Alle falde di Monte Albano erano alloggiate in casupole indipendenti le «lucciole» genovesi e la loro vita era regolata da un apposito Podestà, nominato dai Padri del Comune. Esse dovevano pagare un'imposta giornaliera di 5 soldi, che erano destinati a «opere pie», in particolare ai lavori di manutenzione del porto e del molo. Un Regolamento del Porto in vigore dal 1459 disciplinava la ricezione dell'imposta prescrivendo che il Podestà non poteva esigere di più dei cinque soldi previsti, sotto pena di una multa a suo carico di dieci soldi. In caso di malattia le signore erano esentate dall'imposta sino a che non potessero riprendere l'esercizio. Al crepuscolo finiva la giornata lavorativa con il suono di una campana si invitavano gli ospiti ad uscire e la zona restava chiusa durante la notte. Se qualche ospite aveva piacere di intrattenersi sino al mattino doveva versare al Podestà un importo dai sei ai dodici denari, mentre la signora che l'ospitava doveva pagare un ulteriore supplemento notturno alla sua quotidiana tangente. Le ospiti di Monte Albano potevano uscire solo al sabato, ma era fatto loro divieto assoluto di esercitare fuori sede il loro mestiere e di entrare nel perimetro portuale. Al di fuori del recinto di Monte Albano era tassativamente proibita ogni forma di prostituzione, le eventuali abusive venivano fustigate e trasferite d'autorità nel recinto.
L'esistenza di questo luogo pubblico per le meretrici è testimoniata da documenti sin dal XIV secolo è c'è chi scrisse che esso potesse essere sorto perché, già in epoca romana, in quel luogo si svolgevano in certi giorni dell'anno i Baccanali, che offrivano la possibilità di facili licenze.
Il «bordello Castelleti» è citato in un documento del 1339, e, secondo Ennio Poleggi, era esattamente situato in un'area comunale compresa tra il Fonte Maroso e la chiesa della Maddalena, sotto il Castelletto e a monte di Soziglia. L'area era cintata, chiusa e sorvegliata fornita di una piazzetta centrale con pozzo e osteria... Col Decreto del 17 marzo 1550 il Doge della Repubblica approvò la proposta dei Padri del Comune di demolire il borgo della prostituzione per creare una nuova zona residenziale, con la Strada Nuova. Le prostitute furono confinate in un nuovo quartiere appositamente costruito nel Castelletto, ma secondo quanto scriveva nel 1956 Mario Labò, a sfollare dovettero essere in poche; le più restarono annidiate nei vicoli molte loro discendenti vi si trovano ancora.